Con un po’ più di calma rispetto al solito, mi ritrovo a riflettere sul fundraising e sul discutibile approccio che molte associazioni hanno nei confronti di questa attività e della professione del fundraiser.
Approccio del tutto simile a quello che, nel mondo dello spettacolo, del cinema, del teatro e della televisione, il direttore artistico ha nei confronti di una figura preziosa in quel contesto: ”il trovarobe“.
La sua funzione consiste nel reperire oggetti e suppellettili necessarie all’allestimento e all’arredamento di un set, recuperando il materiale richiesto nei più diversi luoghi: dai negozi specializzati agli antiquari, fino alle discariche e così via.
Trovo che spesso presidenti, direttori, consiglieri di associazioni, anche importanti, considerino il fundraiser, sia egli una risorsa interna o consulente esterno, alla stregua di un “trovasoldi“, in qualche modo assimilabile alla figura del “trovarobe“.
Con l’unico intento di fare un po’ di chiarezza, riprendo nelle slide alcuni concetti chiave che definiscono e inquadrano l’attività di fundraising, e quindi, la professione del fundraiser.
Concetti che mi piace sottolineare ed ampliare in tutti i corsi di formazione che mi capita di tenere, presso associazioni, atenei e scuole di fundraising, molto frequentati da giovani alle prime armi, quasi sempre ricchi di entusiasmo, che vogliono consolidare e rafforzare le proprie competenze di comunicazione, marketing e fundraising.
Peccato che in genere questi corsi registrino una scarsissima presenza di dirigenti con responsabilità di governance. Vi apprenderebbero che la strategia di fundraising, e sottolineo il termine “strategia ”, per essere efficace, deve essere coordinata, continuativa e perfettamente integrata alle attività istituzionali.
