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	<title>Fundraising per il nonprofit</title>
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	<description>Beppe Cacòpardo - Consulente strategico e operativo di comunicazione, marketing sociale e fundraising, professionale ed etico, per associazioni e organizzazioni nonprofit</description>
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		<title>Fundraising per il nonprofit</title>
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		<title>PAROLE CHIAVE PER IL FUNDRAISING DI SUCCESSO: COMUNICAZIONE, DIVERSIFICAZIONE, INTEGRAZIONE, INTERAZIONE</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 20:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe Cacòpardo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Che in Italia si avverta qualche difficoltà  nel fare fundraising, oltre che dalla esperienza sul campo, è dimostrato anche da una indagine Gallup condotta in 130 Paesi con interviste telefoniche e  face-to-face fatte nel 2009 e 2010 a persone adulte, maggiori di 15 anni. Il  margine di errore dichiarato è minimo e varia in relazione a ciascun Paese.</p>
<p><a href="http://www.gallup.com/poll/145589/Civic-Engagement-Highest-Developed-Countries.aspx#2">http://www.gallup.com/poll/145589/Civic-Engagement-Highest-Developed-Countries.aspx#2</a></p>
<p>Il nostro Paese figurerebbe all’88°  posto con il 33% della popolazione che dichiara di avere donato denaro, il 14%  di avere prestato attività di volontariato, il 32% di avere aiutato uno  sconosciuto. Al primo posto figurano gli USA, con il 65% di donazioni in denaro,  43% di prestazioni volontarie, 73% di aiuto ad uno straniero. A seguire, Irlanda,  Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Olanda, Canada, Paesi con norme di sostegno al settore, soprattutto in chiave di deducibilità fiscale delle  donazioni.</p>
<p>Dalla lettura di questi dati non bisogna trarre la conclusione che gli Italiani non sarebbero generosi, smentita peraltro dalla semplice constatazione che le grandi organizzazioni internazionali, quelle che il fundraising lo sanno fare bene, continuano ad aprire sedi in Italia.</p>
<p>Inoltre, il dato che ci riguarda è sostanzialmente stabile. Infatti, da fonte Eurisko per IDD &#8211; Istituto Italiano della Donazione, “Nel 2006, il 31% della popolazione adulta italiana compresa tra i 15 e i 65 anni, pari a circa 15 milioni di persone, ha effettuato 29 milioni e 500 mila donazioni, una media che sfiora due donazioni pro capite, senza contare il valore dell’attività complessiva di volontariato”.</p>
<p>Nel 2008, sempre da fonte Eurisko per IDD &#8211; Istituto Italiano della Donazione, “il numero di donatori regolari – ovvero coloro che donano almeno una volta all’anno alla stessa associazione – è risultato pari al 33% della popolazione italiana adulta (circa 16 milioni di persone)”. Non vanno inoltre sottovalutati i donatori occasionali, ovvero coloro che hanno donato almeno una volta nel corso degli ultimi cinque anni, pari a circa 9 milioni di persone, il 19% della popolazione.</p>
<p>Non vi è tuttavia alcun dubbio che, in particolare dalla fine del 2008, si registra una riduzione della propensione a donare da parte degli italiani. La causa risiede principalmente nella prolungata crisi che grava su individui, famiglie, imprese e fondazioni, con negative ricadute sulle erogazioni; che si ripercuote anche sui finanziamenti pubblici, della UE e delle agenzie internazionali, anch’essi fortemente ridotti rispetto al passato.</p>
<div>
<div>
<p style="padding-left:30px;"><em><span style="color:#0000ff;"><strong>Fonte: Istituto Italiano della Donazione, dati raccolti su un campione di 103 Onp, relativi al 2009.<br />
</strong>“Nel 2009 la crisi economica ha colpito pesantemente il settore non profit con un calo delle donazioni pari al 37%. In un confronto tra la prima rilevazione &#8211; avvenuta a gennaio 2009 e riferita ai dati del 2008 – e quest’ultima, il 18% delle organizzazioni intervistate ha segnalato una forte flessione nella raccolta fondi. Fanno eccezione il periodo natalizio e le liberalità per il terremoto in Abruzzo. In calo le donazioni per il settore salute e ricerca, cresce la cooperazione internazionale.”</span></em></p>
</div>
<p>Il quadro già preoccupante, si aggrava con il consistente aumento delle tariffe postali che, dall’aprile del 2010, ha fatto impennare i costi delle campagne di direct mail, principale strumento di comunicazione, informazione, sensibilizzazione, nonché di acquisizione e fidelizzazione dei donatori, potenziali ed effettivi.</p>
</div>
<p>Oltre ad una ancora deficitaria normativa in materia di deducibilità fiscale delle donazioni, altri fattori concorrono a ostacolare l’incremento della propensione al dono da parte degli italiani. Tra questi, due in particolare:</p>
<ol>
<li>la diffusa concezione dello Stato quale erogatore unico di servizi alla collettività, tuttora radicata in larga parte della popolazione italiana, alla quale sfugge che è ormai tramontata l’epoca del <em>welfare state</em> come lo abbiamo conosciuto fino alla soglia del nuovo millennio. Non solo in ragione di una forte e generalizzata riduzione della spesa pubblica, ma anche perché si è notevolmente alzata la cosiddetta “soglia dei bisogni”, soprattutto nei Paesi ad economie più avanzate, cui gli stati e le economie stentano a dare risposte.</li>
<li>Una scarsa capacità di “chiedere” donazioni da parte delle Associazioni.</li>
</ol>
<p>Su questo secondo fattore è opportuno soffermarsi perché qui è più facile agire e introdurre significativi cambiamenti nella cultura e nell’approccio<br />
all’autofinanziamento e al fundrasing. Quasi tutte le indagini sul comportamento dei potenziali donatori dimostrano che alla base di una mancata<br />
donazione vi è molto spesso la seguente motivazione: <strong>“nessuno me lo ha chiesto”. </strong></p>
<p>Nella maggior parte delle Associazioni deve ancora pienamente affermarsi la consapevolezza che chiedere per una buona Causa è doveroso, oltre che legittimo e necessario. Che é importante farlo bene, con una comunicazione corretta e veritiera, con contenuti chiari, espressi in modo semplice e diretto, con immagini serene e positive.</p>
<p>L’organizzazione nonprofit non può e non deve rinunciare a sollecitare i propri donatori, effettivi e potenziali, con ragioni valide e convincenti, con passione, professionalità, creatività,<strong> fornendo la garanzia che i fondi raccolti saranno destinati agli scopi dichiarati.</strong></p>
<p>Ancora oggi, molti responsabili di Associazioni insistono nel limitare le richieste di sostegno nel timore di eccedere e di ottenere l’effetto contrario.<br />
La chiave di volta per superare queste remore sta nel considerare la donazione come atto di partecipazione da parte dei soggetti interessati. In questo senso, la richiesta di sostegno assume il connotato di una opportunità offerta dall’Associazione ai propri sostenitori, potenziali ed effettivi.</p>
<p>Nonostante difficoltà e ritardi, sta tuttavia affermandosi negli Enti Nonprofit la consapevolezza circa la necessità di investire nel fundraising visto come una delle principali leve di autofinanziamento e come attività sistematica e integrata alla strategia istituzionale.</p>
<p>In presenza dello scenario ricordato in precedenza, caratterizzato per di più da una crescente concorrenza, il fundraising necessita di forti professionalità, competenze e capacità di diversificazione, integrazione e interazione di molteplici metodologie, tecniche, attività, media e strumenti che vanno individuati e opportunamente testati, nel quadro del piano strategico e operativo di comunicazione, marketing e raccolta di adesioni e fondi.</p>
<p>Oltre a sviluppare un&#8217;azione relazionale, di reciprocità e di scambio, con i vari pubblici di riferimento, <strong>il fundraising </strong>contribuisce a determinare consenso, partecipazione, adesioni, raccolta di fondi, beni e servizi a sostegno di programmi, attività e progetti.</p>
<p>Più complesso rispetto al passato, il fundraising si compone e si articola in un insieme di attività coordinate, continuative, sinergiche e integrate. La sua efficacia dipende in larga misura da una buona visione e da un idoneo ed efficace programma di<strong> comunicazione, acquisizione, gestione e  fidelizzazione di sostenitori, individui e aziende, </strong>opportunamente studiato e pianificato in funzione della Causa e della <em>mission, </em>della presenza e preparazione di risorse umane dedicate, della struttura<em> </em>organizzativa, dell’ambiente operativo, del budget disponibile. <strong></strong></p>
<p>La conquista di un sostenitore o di un partner è un investimento, la sua fidelizzazione garantisce il ritorno e l’utile da reinvestire in attività, progetti, iniziative, istituzionali e promo-istituzionali che contribuiscano a consolidare, rinnovare, incrementare e aumentare il numero di adesioni e di sostenitori fedeli nel tempo.</p>
<p>Va qui ribadito che l’investimento per la gestione del donatore è nettamente inferiore a quello necessario per la sua acquisizione e che il ROI<br />
(Return On Investment) dipende dall’entità e dalla frequenza delle sue donazioni, nonché dalla sua fedeltà.</p>
<p>Per queste ragioni, soprattutto in una fase di crisi come quella che stiamo attraversando, l’attività di comunicazione non va ridotta, al contrario,<br />
va intensificata e migliorata, con investimenti sostenibili, quindi, mirati, testando nuove attività e, soprattutto, individuando bene e segmentando il target a cui rivolgersi.</p>
<p><strong>COMUNICAZIONE COME PRIORITA&#8217;<br />
Non c’è autofinanziamento senza consenso e partecipazione.<br />
Non si creano consenso e partecipazione in assenza di comunicazione e relazioni. Non si realizza comunicazione né promozione senza investimenti e competenze specifiche.</strong></p>
<p>La buona comunicazione, nei contenuti e nella forma, costituisce fattore decisivo di successo dell’attività promozionale e di fundraising. L’Associazione deve sapere trasmettere bene e positivamente la propria causa e mission, i valori e tratti distintivi che la posizionano sul “mercato” e la rendono facilmente identificabile dai propri sostenitori e target di riferimento.</p>
<p>Fatto non scontato: la comunicazione mirata al fundraising deve essere eticamente corretta, evitando l’uso di immagini o testi incompatibili con la dignità della persona, in particolare dei minori. Troppe volte nella nostra buca delle lettere troviamo <em>“messaggi spazzatura”</em>, realizzati da <em>“mani esperte”</em> che puntano in modo scorretto sull’emotività e sulla buona fede delle persone, soprattutto degli anziani, con immagini e testi scioccanti.</p>
<p>Cinque elementi caratterizzano una buona comunicazione orientata al fundraising:</p>
<p>emotività, razionalità, sollecitazione all’azione <em>(call to action)</em>, modalità per contattare e sostenere, rimando al sito, elemento fondamentale per fornire una quantità notevole di informazioni e che, proprio per questa ragione, ha modificato lo stile di comunicazione anche cartacea, rendendola più sintetica ed essenziale.</p>
<p><strong>La definizione di una buona comunicazione serve a mettere a fuoco:</strong></p>
<ul>
<li>la causa, la vision, la mission (con maggiore precisione e sinteticità)</li>
<li>il tratto distintivo dell’associazione;</li>
<li>i temi, le attività e i progetti su cui puntare;</li>
<li>i concetti chiave e gli eventuali “slogan” che possono rafforzare l’identità dell’associazione;</li>
<li>lo stile della comunicazione: chiaro, positivo, emotivo e razionale insieme, capace di suscitare interesse e attrarre adesioni.</li>
</ul>
<p><strong>Le caratteristiche di una buona comunicazione sono: </strong></p>
<ul>
<li>Coordinazione e continuità di immagine</li>
<li>Coerenza con la mission</li>
<li>Etica e trasparenza</li>
<li>Differenziazione a seconda del target</li>
<li>Sinergia e integrazione tra le diverse attività</li>
</ul>
<p><strong>Il piano di comunicazione risponde alle seguenti esigenze:</strong></p>
<ul>
<li>Cosa comunicare</li>
<li>A chi comunicare: <em>individuazione dei mercati e dei target</em></li>
<li>Quando comunicare</li>
<li>Con quali risorse</li>
<li>Con quali mezzi e strumenti</li>
<li>Con quale stile: <em>istituzionale &#8211; informativo – promozionale</em></li>
<li>Con quale linguaggio: <em>amichevole – formale &#8211; specialistico  </em></li>
</ul>
<p><strong>I focus della comunicazione finalizzata al fundraising sono:</strong></p>
<ul>
<li>Chi siamo e cosa facciamo</li>
<li>Il problema e la sua soluzione</li>
<li>Tu, insieme a noi per fare la differenza</li>
<li>Come: in qualità di volontario, sostenitore, collaboratore</li>
<li>Quando: subito</li>
<li>Con quali modalità</li>
<li>Come trovarci e contattarci</li>
<li>Rimando al sito</li>
<li>Norme sulla protezione dei dati personali conformi al D.lgs 196/03</li>
<li>Vantaggi fiscali, in particolare per le Onlus</li>
</ul>
<p><strong>La comunicazione mirata al fundraising si basa su:</strong></p>
<ul>
<li>Storie e testimonianze soprattutto dei beneficiari</li>
<li>Racconti di vita vissuta, di problemi risolti</li>
<li>Immagini di buona qualità e positive</li>
<li>Descrizione puntuale dei progetti</li>
<li>Dimensione dei progetti e numero dei beneficiari</li>
<li>Impatto sul territorio</li>
</ul>
<p><strong>I principali strumenti di comunicazione e fundraising on e offline sono:</strong></p>
<ul>
<li>Sito web</li>
<li>Newsletter online</li>
<li>Notiziario periodico</li>
<li>Presentazione istituzionale: brochure e power point</li>
<li>Dépliant promozionale munito di conto corrente postale</li>
<li>Dépliant, card, locandine sul 5&#215;1000</li>
<li>Scheda per la raccolta dati di potenziali sostenitori</li>
<li>Questionario di verifica della soddisfazione dei donatori (nel profit: <em>customer satisfaction</em>)</li>
<li>Mostre fotografiche/<em>foto </em><em>gallery</em></li>
<li>Video istituzionale max 5 / 8 minuti</li>
<li>Video su progetti</li>
<li>Annuncio radio</li>
<li>Spot televisivo: max 20/30 secondi</li>
</ul>
<p><strong><br />
I principali strumenti di trasparenza</strong></p>
<p>Etica, trasparenza, rendicontazione, sono termini entrati a pieno titolo nei <em>must</em> e nelle <em>best practise</em> di ogni organizzazione che voglia creare un rapporto stabile e di fiducia con i propri pubblici di riferimento, in particolare con i propri sostenitori.</p>
<p>Anche per questa ragione, l’attività di fundraising necessita anche di adeguati strumenti di trasparenza e <em>accountability</em>, quali:</p>
<ul>
<li>bilancio, possibilmente certificato, pubblicato sul sito e accessibile a tutti. La sua pubblicazione su una testata nazionale costituisce requisito indispensabile per accedere agli spazi TV concessi dal Segretariato Sociale RAI;</li>
<li>strumenti di rendicontazione;</li>
<li>notiziario periodico con informazioni sulle attività e sui progetti e numero speciale dedicato al bilancio di missione;</li>
<li>presentazione istituzionale che metta in evidenza gli eventuali processi di certificazione e rendicontazione;</li>
<li>annual report.</li>
</ul>
<p>Ai donatori e più in generale agli <em>stakeholder</em>, interessano i dati economici e di bilancio, ma anche e soprattutto i risultati e l’impatto positivo che<br />
l’attività dell’organizzazione genera e i problemi che affronta e risolve, come risulta dall’indagine condotta da GFK Eurisko – 3° Conferenza Nazionale della Donazione – Milano, 11 novembre 2008.</p>
<p><strong><br />
PRINCIPALI METODOLOGIE, TECNICHE E STRUMENTI DI FUNDRAISING</strong></p>
<p>In questa sede è possibile solamente indicare tutti, o quasi tutti, i media, le attività di relazioni pubbliche, gli strumenti di comunicazione,<br />
marketing diretto, interattivo e relazionale, di <em>mass marketing</em> comunemente utilizzati dalle grandi organizzazioni che, disponendo di budget assai significativi e di staff numerosi e qualificati, possono permettersi di spaziare e testare, sempre e comunque con la necessaria gradualità.</p>
<p>Diverso è ovviamente l’approccio da parte delle organizzazioni che dispongono di budget più limitati, talvolta quasi inesistenti, che tuttavia<br />
hanno ugualmente la necessità e l’urgenza di sviluppare attività promozionali e di fundraising, selezionando metodologie, tecniche e strumenti in base a criteri di compatibilità e sostenibilità economica, nonché di efficacia dei risultati e di ritorno più rapido degli investimenti (ROI).</p>
<p><strong><em>Un esempio </em></strong></p>
<p>Per fare un esempio che renda più chiaro il concetto, diverso è l’approccio al <em>face to face</em> nel primo caso, rispetto al secondo.</p>
<p>Nel primo caso, l’organizzazione che dispone di ampio budget, sulla base di test effettuati e di successive analisi dei risultati, può decidere di<br />
investire e pianificare nelle attività <em>face to face</em> avvalendosi di “dialogatori diretti” retribuiti che, muniti di pettorina e moduli RID si rivolgono ai passanti in luoghi pubblici – piazze, strade, stazioni, centri commerciali.</p>
<p>Generalmente, l’attività nel primo anno non produce utili. Occorre tuttavia pianificarne lo sviluppo negli anni a seguire.</p>
<p>Nel secondo caso, quello che riguarda l’organizzazione che dispone di un limitato budget di investimento, il “dialogatore diretto” sarà il volontario o la squadra di volontari opportunamente formati, ovvero, gli stessi soci e consiglieri, o ancora, i componenti del Comitato di Sostegno, nel caso esista.<br />
I luoghi della promozione saranno: casa, ufficio, banchetti.</p>
<p>In entrambi i casi, di <em>mass marketing</em> e su “base imprenditoriale” il primo, di marketing mirato e personalizzato il secondo, ciò che cambia è la dimensione e lo stile dell’approccio, non tanto la filosofia di fondo che consiste nel creare situazioni e opportunità di relazione diretta, con lo scopo di stabilire un rapporto di fiducia con il potenziale donatore, per acquisirne il contributo e per farlo entrare nel circuito virtuoso costituito dal programma di fidelizzazione, che inizia con un semplice ma doveroso ringraziamento, oltre che verbale all’atto della donazione, anche<br />
scritto e spedito nel tempo più breve possibile. Tanto più rapido è l’invio, tanto più certa è la successiva fidelizzazione del sostenitore.</p>
<div>
<p style="padding-left:30px;"><span style="text-decoration:underline;"><strong><em><span style="color:#0000ff;text-decoration:underline;">Programma di fidelizzazione di base e “sostenibile” </span></em></strong></span></p>
<p style="padding-left:30px;"><em><span style="color:#0000ff;">1.<strong> </strong>Il programma è differenziato in base alla segmentazione del</span></em> <em><span style="color:#0000ff;">target (analisi RFM – Recency, Frequency, Monetary) e della sua fedeltà;<br />
2. Contenuti, frequenza, ricchezza della comunicazione sono in funzione</span></em> <em><span style="color:#0000ff;">della segmentazione  del target.   </span></em><em></em></p>
<ul style="padding-left:30px;">
<li><em><span style="color:#0000ff;"><strong><span style="text-decoration:underline;">Ringraziamento<br />
</span></strong></span></em><em><span style="color:#0000ff;">Lettera con eventuale sollecitazione “cerca e presentaci un amico”<br />
Tessera/Attestato<br />
Ricevuta di versamento<br />
Auguri di Natale – Pasqua – Onomastico – Compleanno (in presenza  del dato)<br />
</span></em></li>
<li><em><span style="color:#0000ff;"><strong><span style="text-decoration:underline;">Appelli  speciali<br />
</span></strong></span></em><em><span style="color:#0000ff;">Secondo necessità e programmi<br />
</span></em></li>
<li><em><span style="color:#0000ff;"><strong><span style="text-decoration:underline;">Informazioni  periodiche<br />
</span></strong></span></em><em><span style="color:#0000ff;">Newsletter on e offline<br />
Annual report – Bilancio (possibilmente) Certificato – Bilancio Sociale e di Missione<br />
Questionario di verifica della soddisfazione del donatore verso l’associazione<br />
Scheda completamento/aggiornamento dati<br />
Inviti a convegni, riunioni, eventi e manifestazioni<br />
</span></em><em><span style="color:#0000ff;"><strong><span style="text-decoration:underline;"><br />
Richieste rinnovo / Follow-up</span></strong></span></em></li>
</ul>
<p style="padding-left:30px;"><em><span style="color:#0000ff;">Inizio anno – giugno – settembre<br />
Ogni mese (se possibile)</span></em></p>
</div>
<p><strong> </strong></p>
<p>Non è possibile qui soffermarsi su tutte le metodologie, tecniche e strumenti di fundraising. Oltre ad indicarne il maggior numero possibile, è invece<br />
possibile approfondire quelle più comunemente sperimentate e sviluppate da molte realtà, di diversa dimensione e capacità di investimento.</p>
<p><strong>Contatti e relazioni personali:</strong></p>
<ul>
<li><em>Face to face </em><em></em></li>
<li><em>Member gets member</em><em> </em></li>
<li><em>Door to door</em></li>
</ul>
<p><strong>Contatti telefonici:</strong></p>
<ul>
<li><strong><em></em></strong><em>Telemarketing</em></li>
<li><em></em><em>Numero verde</em><em></em></li>
<li><em>SMS, e non solo </em></li>
</ul>
<p><strong>Direct marketing: </strong></p>
<ul>
<li><strong><em></em></strong><em>Mailing</em></li>
<li><em>Inserti</em></li>
<li><em>Notiziario</em></li>
<li><em>Catalogo</em></li>
</ul>
<p><strong>Web e web marketing </strong></p>
<ul>
<li><em>SEO: Search Engine Optimization</em></li>
<li><em>SEM: Search Engine Marketing   </em></li>
<li><em>DEM– Direct Email Marketing</em></li>
<li><em>Viral</em></li>
<li><em>Buzz Marketing</em></li>
</ul>
<p><strong>Affissioni:</strong></p>
<ul>
<li><em>Locandine</em><em></em></li>
<li><em>Manifesti</em></li>
</ul>
<p><strong>Eventi:</strong></p>
<ul>
<li><em>Manifestazioni</em></li>
<li><em>Meeting</em></li>
<li><em>Banchetti</em></li>
</ul>
<p><strong>Principali media e strumenti di comunicazione e fundraising  </strong></p>
<p><strong>Televisione: </strong></p>
<ul>
<li><em>Video</em></li>
<li><em>istituzionali e di progetto</em></li>
<li><em>Spot televisivi</em></li>
<li><em>Telepromozioni</em></li>
<li><em>Presenze nell’ambito di trasmissioni</em></li>
</ul>
<p><strong>Radio:</strong></p>
<ul>
<li><em>Annunci radio</em></li>
<li><em>Presenza nell’ambito di trasmissioni</em></li>
<li><em>Trasmissioni </em></li>
<li><em>Maratone Radio dedicate</em></li>
</ul>
<p><strong>Quotidiani e periodici: </strong></p>
<ul>
<li><em>Pagina promo-istituzionale</em></li>
<li><em>Annuncio stampa</em></li>
<li><em>Advertising/ Couponing</em></li>
</ul>
<p><strong>IL DIRECT MARKETING</strong></p>
<p><strong>E’ un sistema di comunicazione diretta/interattiva </strong>che<strong> </strong>favorisce relazioni di reciprocità e scambio. Se correttamente utilizzate, le sue metodologie e tecniche sono funzionali allo sviluppo di efficaci strategie di fundraising, mirate soprattutto agli individui.</p>
<p>Nonostante il notevole sviluppo della comunicazione e del fundraising in internet, il direct marketing, in particolare il <em>direct mail</em> rappresenterà<br />
ancora e per parecchi anni un asset fondamentale, sia in fase di acquisizione che di fidelizzazione dei sostenitori.</p>
<p>Il DM consente di:</p>
<ul>
<li>prevedere investimenti mirati</li>
<li>segmentare il/i target da raggiungere, contenendo così i costi dell’investimento</li>
<li>misurare costantemente i risultati</li>
<li>procedere con gradualità e con test mirati</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il Direct Mailing</strong></p>
<p>Principale strumento del Direct Marketing indirizzato agli individui, il direct mailing deve essere considerato uno degli strumenti di Fundraising, non il solo. Nonostante le difficoltà legate al consistente aumento delle tariffe postali, resta un punto di forza, complementare, sinergico e integrato<br />
con altre metodologie, tecniche e strumenti del Marketing Diretto, da utilizzare con competenza e metodo all’interno del mix di attività che formano la strategia globale di comunicazione, marketing e fundrasing, studiata in funzione delle caratteristiche di ciascuna organizzazione.<strong>  </strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<div>
<p style="padding-left:30px;"><em><span style="color:#0000ff;"><strong>Gli effetti negativi del consistente aumento delle tariffe postali </strong></span></em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em><span style="color:#0000ff;">L’indagine del gennaio 2011 realizzata da IDD &#8211; Istituto Italiano della Donazione: “L’andamento delle raccolte fondi nel 2010”, basata su un sondaggio telefonico rivolto ad un campione limitato di 109 Organizzazioni Nonprofit, evidenzia che, nel corso del periodo natalizio, il più importante in chiave di Fundraising, il 46% delle ONP ha tagliato gli investimenti legati alla spedizione di campagne di direct mail a causa dell’abolizione delle agevolazioni sulle tariffe postali.</span></em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em><span style="color:#0000ff;">Di questo universo, il 57% dichiara di aver tagliato le spedizioni postali di oltre il 30%; il 14% di oltre il 50%.</span></em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em><span style="color:#0000ff;">Anche nel 2011 il 51% delle ONP intervistate dichiara che ridurrà gli invii ai propri donatori con il conseguente rischio di minore informazione, quindi trasparenza; di minore “fedeltà” da parte del donatore, con una conseguente riduzione dei fondi raccolti.</span></em></p>
</div>
<p style="padding-left:30px;"><em><span style="color:#0000ff;"><strong> </strong></span></em></p>
<p><strong>Il direct mailing é descrittivo, </strong>utilizza testi e immagini per ottenere il massimo coinvolgimento del destinatario. <strong>E’ mirato </strong>a<strong> </strong>potenziali<br />
sostenitori da raggiungere a casa o in azienda; è componente fondamentale del programma di “fidelizzazione” e di <em>upgrading</em>, cioè di incremento del contributo medio del sostenitore.<strong> </strong></p>
<p>Come ogni strumento di marketing diretto e interattivo,<strong> se codificato, consente di misurare i risultati. </strong>Il direct mailing professionale ed etico, <strong>più efficace se personalizzato, </strong>deve essere:<strong></strong></p>
<ul>
<li>Corretto e veritiero</li>
<li>Semplice, sincero, sereno</li>
<li>Chiaro per contenuti, forma, finalità</li>
<li>Coerente con tutta la comunicazione</li>
<li>Immediato per modalità di risposta</li>
</ul>
<p><strong>Tipologie di messaggi di direct mail</strong></p>
<ul>
<li>lettera personalizzata e altro materiale di comunicazione come ad esempio dépliant, brochure, questionari, flyer, gadget e altro ancora;</li>
<li>messaggi non indirizzati consegnati nelle portinerie o inseriti nelle caselle postali condominiali;</li>
<li>volantini e altro materiale promozionale e pubblicitario non personalizzato;</li>
<li>inserti pubblicitari all’interno delle testate o a “caduta” e visibili sul retro della testata.</li>
</ul>
<p><strong>Alcuni suggerimenti pratici per migliorare le performance delle campagne di DM:</strong></p>
<ul>
<li>personalizzare i messaggi</li>
<li>curare la/le mailing list interne e il database, con aggiornamenti, normalizzazione, deduplica delle anagrafiche e cancellazione di coloro che hanno fatto esplicita richiesta di non ricevere sollecitazioni;</li>
<li>utilizzare liste di controllo e, se occorrono, liste civetta per ogni campagna di acquisizione su liste “fredde”;</li>
<li>segmentare il target e diversificare la comunicazione in base ai diversi pubblici e mercati di riferimento;</li>
<li>lavorare su gruppi di donatori sul territorio e su territori omogenei;</li>
<li>incoraggiare la diversificazione delle modalità di versamento, oltre il conto corrente postale: RID – accredito automatico – donazioni<br />
online con carta di credito – bonifico bancario;</li>
<li>evitare di indirizzare una comunicazione non differenziata a sostenitori effettivi e potenziali, trattando i primi come “estranei” all’organizzazione.</li>
</ul>
<p><strong>Soprattutto le grandi organizzazioni che dispongono di database ricchi e bene “implementati” dovrebbero:</strong></p>
<ul>
<li>evitare di puntare ancora sul <em>mass marketing</em></li>
<li>diversificare la comunicazione a seconda dei target anche in fase di acquisizione</li>
<li>ricorrere al data mining, ad una maggiore e migliore segmentazione del target</li>
<li>effettuare test di periodo</li>
<li>evitare le grosse concentrazioni di campagne nei periodi invernali</li>
</ul>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Norme sulla protezione dei dati personali</strong><strong></strong></p>
<p>Il direct mail, come ogni altro strumento indirizzato on e offlline, deve sempre riportare le norme sulla tutela dei dati personali e della privacy, in conformità al D.lgs n. 196/03, in particolare, quelle relative al diritto che il sostenitore effettivo e potenziale può esercitare di verifica e cancellazione dalle liste utilizzate dall’organizzazione e/o dal database sostenitori.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La corretta gestione delle eventuali proteste da parte dei destinatari</strong></p>
<p>Occorre rispetto e massima efficienza nella gestione di eventuali reclami. Le risposte devono essere corrette, soddisfacenti e finalizzate a mantenere alta la reputazione dell’Associazione e la fiducia da parte del donatore, effettivo o potenziale, e del pubblico in generale.</p>
<p>Entro 14 giorni dal ricevimento della protesta, l’organizzazione dovrebbe confermarne per iscritto il ricevimento. Entro 30 giorni dovrebbe dare informazione sull’esito della verifica effettuata con lettere di risposta dettagliate ed esaurienti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>IL TELEMARKETING<br />
</strong></p>
<p>Le attività di telemarketing finalizzate alla promozione, fidelizzazione e alla raccolta fondi possono essere realizzate da personale interno,  dipendenti e/o collaboratori, ovvero da <em>call center</em> che, su incarico specifico, operano per conto delle organizzazioni nonprofit.</p>
<p>In tutti i casi occorre definire un apposito <em>script</em>, cioè, una traccia di telefonata a cui l’operatore deve attenersi.</p>
<p>Anche il telemarketing, è soggetto a normative e leggi in vigore, in particolare al D.lgs  196/2003 sulla tutela dei dati personali.</p>
<p>Il telemarketing si distingue in</p>
<p>1. <strong>Telemarketing inbound </strong>(in entrata)<strong> </strong></p>
<p>é l’attività di gestione di contatti telefonici provenienti dall’esterno e generati a seguito e in risposta all’invio di messaggi on e offline: email, dépliant, coupon, questionari, concorsi, pagine pubblicitarie con coupon di risposta, comunicazione cartacea di vario genere.</p>
<p>2. <strong>Telemarketing outbound </strong>(in uscita)</p>
<p>é l’attività di gestione di contatti telefonici che può essere mirata a:</p>
<ul>
<li>pubblici interni all’organizzazione stessa: soci, sostenitori, attivi e non; amici, nominativi presenti nel database dell’organizzazione o che comunque abbiano dato esplicita autorizzazione ad essere contattati tramite telefono;</li>
<li>pubblici esterni, cioè persone che abbiano autorizzato l’inserimento del proprio nominativo e altri dati personali negli elenchi telefonici; ovvero persone che abbiano dato la propria esplicita autorizzazione e liberatoria ad essere contattate telefonicamente.</li>
</ul>
<p>Tutte le eventuali proteste, contrarietà, ovvero, gli eventuali apprezzamenti ricevuti nel corso di ogni conversazione telefonica andranno registrati su un apposito report preventivamente stabilito. E’ necessario che l’organizzazione reagisca con risposte tempestive ed esaurienti alle eventuali obiezioni e lamentele, nonché alle promesse di donazione.</p>
<p>Le attività di telemarketing abbinate al direct mail risultano particolarmente efficaci nelle attività di fidelizzazione e nel recupero di sostenitori non regolari o che non donano da parecchio tempo <em>(cosiddetti sostenitori silent e cold)</em>.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>SMS SOLIDALI </strong></p>
<p>Costituiscono ormai una prassi consolidata in chiave di fundraising a partire dal 2005, da quando cioè fu lanciata la prima campagna per raccogliere fondi in aiuto alle popolazioni colpite dallo Tsunami che il 26 dicembre 2004 sconvolse l’intera area del Subcontinente asiatico.</p>
<p>Da quel momento, è progressivamente cresciuto il numero di Associazioni che ne fanno richiesta ad uno o più operatori telefonici, spesso senza una reale pianificazione strategica e senza una efficace attività di comunicazione di supporto.</p>
<p>La “inflazione” di SMS sta in parte producendo una ricaduta negativa sulla propensione a donare con modalità tradizionali. In definitiva, per molte persone, la donazione tramite SMS solidale costituisce un buon alibi per esaurire con uno o due euro la propria spinta di solidarietà e responsabilità sociale.</p>
<p>Il numero SMS per la campagna di raccolta fondi finalizzata ad un progetto dell’associazione, si ottiene richiedendolo ad una delle compagnie telefoniche almeno 20 / 30 giorni prima dell’avvio della campagna. La richiesta deve essere accompagnata dal seguente materiale:</p>
<ol>
<li>presentazione dell’associazione e descrizione progetto</li>
<li>atto costitutivo e statuto</li>
<li>budget di investimento per la realizzazione del progetto</li>
<li>piano di comunicazione dettagliato</li>
<li>bilancio degli ultimi due anni</li>
</ol>
<p>Nel caso di promozione tramite spot in onda sulle reti Mediaset la richiesta va inoltrata almeno due mesi prima della prevista campagna di raccolta fondi.</p>
<p>Per le reti Rai, la richiesta va inviata al Segretariato Sociale RAI entro il mese di aprile, per l’ottenimento di spazi nel secondo semestre dell’anno; ed entro il mese di ottobre, per l’ottenimento di spazi nel primo semestre dell’anno successivo.</p>
<p>La Rai prevede la segnalazione di SMS solidale all’interno di trasmissioni televisive, non con la messa in onda di spot che, sulle reti pubbliche, non possono essere finalizzati alla raccolta fondi.</p>
<p>La richiesta di SMS solidale alla RAI deve essere accompagnata dal seguente materiale:</p>
<ol>
<li>presentazione dell’associazione e accurata descrizione del progetto</li>
<li>atto costitutivo e statuto</li>
<li>budget di investimento per la realizzazione del progetto</li>
<li>ultimo bilancio obbligatoriamente pubblicato su una testata nazionale</li>
</ol>
<p>Una volta accettata la campagna, con il Segretariato Sociale Rai dovrà essere opportunamente concordata e coordinata la pianificazione della presenza in trasmissioni.</p>
<p>Il programma concordato e coordinato con il Segretariato Sociale RAI può subire variazioni anche importanti, in particolare in presenza di emergenze umanitarie che hanno la precedenza.</p>
<p><strong><br />
INTERNET FUNDRAISING</strong></p>
<p>L’attività di web e web marketing può rivelarsi particolarmente efficace per promuovere la causa di una nonprofit e ottenere adeguato sostegno.</p>
<p>In meno di dieci anni, con l’esplosione di internet, dei social network e del digitale, assistiamo ad una profonda e progressiva evoluzione della comunicazione e dei suoi modelli:</p>
<p><em>da one to many, a one to one, a many to many / a many to one.</em></p>
<p>Su un’unica piattaforma, internet, possono comunicare diversi media, favorendo processi di interazione e un enorme incremento delle informazioni e delle conoscenze da mettere a disposizione in tempo reale.</p>
<p>Gli utenti stessi diventano produttori / promotori di contenuti e la rete diviene spazio di cooperazione e scambio.</p>
<p>Grazie ai siti di nuova generazione e ai social network, la comunicazione smette di essere unidirezionale e gerarchica dall’alto verso il  basso, per<br />
diventare circolare e di comunità.</p>
<p>Il fundraising su internet è oggi una attività in crescita. L’impiego della rete è inoltre fondamentale come fonte di informazioni su aziende e fondazioni di impresa con cui entrare in contatto in funzione di partnership e progetti comuni; come fonte di individuazione, informazione, conoscenza e approfondimento dei bandi delle fondazioni di erogazione finalizzati al finanziamento di progetti specifici.</p>
<p>La creazione e la cura del sito è fondamentale per qualunque organizzazioni nonprofit, piccola o grande che sia, per ottenere l’impegno dei sostenitori e tenerli costantemente informati, mantenendo alta la reputazione dell’Associazione e la fiducia da parte dei suoi sostenitori e, in generale, dei suoi <em>stakeholder</em>.</p>
<p>In funzione dell’efficacia di quella parte di strategia di fundraising basata sul web e il web marketing,<strong> risultano fondamentali le attività SEO <em>(Search Engine Optimization)</em> E SEM <em>(Search Engine Marketing) </em></strong>che consistono nella realizzazione di:<br />
<strong></strong></p>
<ul>
<li>test di efficacia delle <em>keywords</em> su google adv;</li>
<li>definizione del budget per i test;</li>
<li>realizzazione di DEM e <em>landing page</em> con relativi codici di monitoraggio;</li>
<li>ideazione e realizzazione di campagne mirate, monitoraggio,misurazione dei risultati;</li>
<li>scelta parole chiave e annunci per migliorare la <em>redemption</em> in fase di espansione;</li>
<li>creazione di annunci;</li>
<li>diversificazione delle azioni in relazione al budget;</li>
<li>monitoraggio e flessibilità nel rafforzare / interrompere / cambiare le azioni in funzione dell’efficacia;</li>
<li>reportistica.</li>
</ul>
<p>Allo stato attuale, le campagne internet fundraising che funzionano meglio sono quelle legate alle emergenze e al sostegno a distanza.</p>
<p>Come si può constatare, i dati di seguito riportati confermano l’esplosione di internet e le notevoli potenzialità di crescita della raccolta fondi in questo ambito.</p>
<div>
<p style="padding-left:30px;"><strong><br />
<em><span style="color:#0000ff;">Internet in Italia – Fonte Slash Interactive Media Agency</span></em><br />
<em><span style="color:#0000ff;">Ricerca di Mercato: gli utenti internet, le Onlus e le Donazioni, maggio 2010<br />
</span></em></strong><em><span style="color:#0000ff;">Gli utenti internet in Italia sono oltre 27.900.000. Gli utenti web sono cresciuti del 12,5% rispetto al 2008. Gli over 18 sono oltre 25 milioni, il 59% della popolazione ha un collegamento internet a casa. Il 75% della popolazione internet ha un’età compresa tra i 18 e i 54 anni. Si è fortemente ridotto il divario tra uomini (53%) e donne (47%) in rete. Tra gli utenti di internet la banda larga è sempre più diffusa (80%)&#8230;</span></em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em><span style="color:#0000ff;">Livello di istruzione:</span></em><br />
<em><span style="color:#0000ff;"> 8,9% media inferiore – 57,1% media superiore – 27,6% laurea – 6,4%  dottorato/master.</span></em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em><span style="color:#0000ff;">Fascia di reddito annuo:</span></em><br />
<em><span style="color:#0000ff;"> 11,3% meno di 10.000 euro; 27,9% tra 10.001 e 20.000 euro; 35,8% tra 20.001 e 50.000 euro; 4,2% tra 50.001 e 100.000 euro; 0,6% oltre 100.000 euro; non risponde 20,2%.</span></em></p>
<p style="padding-left:30px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questo mio articolo è pubblicato sulla Rivista Enti Non Profit – n.  10/2011<br />
Wolters Kluwer Italia S.r.l.  &#8211; http://www.ipsoa.it</em></p>
</div>
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	</item>
		<item>
		<title>IMPRESA SOCIALE E FUNDRAISING: LA CRISI ECONOMICA E DEL WELFARE STATE, LE OPPORTUNITA&#8217; DI SVILUPPO DELL&#8217;IMPRESA SOCIALE</title>
		<link>http://beppecacopardo.wordpress.com/2011/10/05/impresa-sociale-e-fundraising-la-crisi-economica-e-del-welfare-state-le-opportunita-di-sviluppo-dellimpresa-sociale/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 18:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe Cacòpardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti etici]]></category>
		<category><![CDATA[investitore sociale]]></category>
		<category><![CDATA[nonprofit]]></category>
		<category><![CDATA[sussidiarietà]]></category>
		<category><![CDATA[terzo settore]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso della grave e perdurante crisi politica, economica e sociale che grava sul Paese e che attualmente conosce la sua fase più acuta, il termine sussidiarietà è letteralmente scomparso dal lessico della politica. Viene da domandarsi dove sia finito l’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà, quale sia il suo scopo, quali i suoi  obiettivi. E’ giunto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=891&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso della grave e perdurante crisi politica, economica e sociale che grava sul Paese e che attualmente conosce la sua fase più acuta, il termine <em>sussidiarietà</em> è letteralmente scomparso dal lessico della politica.</p>
<p>Viene da domandarsi dove sia finito <strong>l’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà, </strong>quale sia il suo scopo, quali i suoi  obiettivi. E’ giunto il momento che batta un colpo, essendo una delle rare  espressioni <em>bipartisan</em> che il  Parlamento e la politica conoscano.</p>
<p>A  meno che la sua funzione non sia limitata a contenere, peraltro con scarso  successo, gli attacchi e i danni prodotti, non da oggi, all’istituto del 5&#215;1000.</p>
<p>Come  è noto, <strong>anche sul Terzo Settore, </strong>osannato  a parole, <strong>si abbatte la scure dei tagli:</strong></p>
<ul>
<li><strong>quelli diretti </strong><em>(VITA, Tagli al Non Profit numero 29,  20 luglio 2011, pagine 4-5-6)</em></li>
<li><strong>quelli indiretti, </strong> conseguenza dei provvedimenti che gravano sugli Enti Locali, da cui in larga  misura dipendono il consolidamento e lo sviluppo di una sussidiarietà “virtuosa”,  già pesantemente compromessa dalle <strong>gare d’appalto al massimo ribasso, </strong>per  la gestione di servizi essenziali per la collettività.</li>
</ul>
<p>In  sintesi, è questo il difficile contesto dentro il quale è urgente che l’insieme  del Terzo Settore, e segnatamente le organizzazioni nonprofit e le imprese<br />
sociali alzino la voce, facendo sentire il peso e l’importanza del proprio  ruolo sul mercato sociale ed economico.</p>
<p>Per  farlo efficacemente, tali realtà non possono prescindere dall’agire anche sulla  “dimensione Politica” con la P maiuscola, ponendo urgentemente l’attenzione al  tema della rappresentanza, creando le condizioni perché sia più forte,  efficiente ed efficace rispetto ad oggi.</p>
<p><strong><em>“Il  Terzo settore deve essere emergentista, cioè un settore che va a contaminare le  logiche di azione di altri soggetti”. </em></strong></p>
<p>Il  primo passaggio fondamentale è la consapevolezza del proprio ruolo,  abbandonando e sconfiggendo logiche residuali e marginali:</p>
<p><strong><em>“Bisogna  rilanciare il Terzo settore produttivo, un Terzo Settore redistributivo non  basta.” </em></strong>Come?<strong><em> “Per esempio con obbligazioni di impatto  sociale che gli inglesi hanno e noi no. E sapete perché? Perché qualcuno da noi  ha interesse che il non profit sia elemosiniere”. </em></strong></p>
<p><em>(Stefano Zamagni, incontrando il primo  luglio scorso le Associazioni del Comitato Editoriale di VITA, in qualità di  Presidente della Agenzia per il Terzo Settore: VITA numero 27, 15 luglio 2011,  pag. 8  )</em></p>
<p><strong><br />
L’impresa sociale come necessità</strong></p>
<p><em>“Ormai sono almeno 20mila le imprese  sociali italiane, con oltre 400mila impiegati e un’utenza stimata di 5 milioni  di persone.” </em></p>
<p><em>“L’Imprenditoria nonprofit deve  intercettare i nuovi bisogni, lanciandosi sul mercato in particolare nelle aree  in cui il pubblico si ritrae…che per esempio si occupi di sanità leggera, di  servizi alla famiglia, di gestione delle badanti: è una sorta di innovazione  dal basso, che sancisce la nascita di una seconda generazione di imprese  sociali…Si tratta di cambiare alcuni schemi. In primis, il fundraising deve  passare da accessorio a necessario: è uno strumento straordinario per  guadagnare la fiducia dei partner e degli investitori.”</em></p>
<p><em>(Paolo Venturi intervistato da VITA –  16 settembre 2011 – numero 36 &#8211; Inserto CANTIERI dedicato al IX workshop di  Iris Network di Riva del Garda)</em></p>
<p><em> </em><em>“Il Decreto Legislativo n. 155 del 2006,  in attuazione della Legge Delega n. 118 del 13 giugno 2005, ha introdotto nel  nostro ordinamento l’Impresa Sociale…La struttura dell’Impresa Sociale è data  dall’unione del requisito positivo della utilità sociale dei beni o dei servizi  prodotti o scambiati, con quello negativo del divieto di distribuzione degli  utili…un nuovo tipo di impresa, concepita e condotta come una qualsiasi  azienda, ma capace di porsi obiettivi diversi da quelli del puro profitto,  della mera remunerazione del capitale, in grado di rivolgersi totalmente alla  risoluzione di problemi sociali.”</em></p>
<p><em>(Roberto Randazzo – L’impresa Sociale.  Un’opportunità per il Terzo Settore &#8211; IPSOA Enti Non Profit 6 gennaio 2010)</em></p>
<p><strong>E’ evidente ormai l’urgenza di <em>“fare impresa”</em> nel Terzo Settore ed  indubbia la necessità di attrarre capitali privati.</strong></p>
<p>Cresce  la necessità di sviluppare l’autofinanziamento in forme classiche: fundraising  istituzionale, da privati, aziende, fondazioni di erogazione. <strong>Cresce inoltre la necessità di attrarre  capitali dai privati, disposti ad investire in imprese e progetti di utilità  sociale.</strong></p>
<p>Dato  per scontato che la lunga e profonda crisi economica e sociale rafforza  ulteriormente il ruolo del Terzo Settore come attore in grado di garantire<br />
inclusione e coesione sociale, è evidente che va superata la sua intrinseca debolezza strutturale ed economico-finanziaria. Accanto al fundraising,  istituzionale e da privati, è auspicabile che il Terzo Settore, almeno nelle sue realtà con più forti capacità di impatto sociale, sia posto e si ponga nelle condizioni di attrarre investimenti etici, che consentirebbero la realizzazione di interventi e progetti, altrimenti non sostenibili con il solo fundraising tradizionale.</p>
<p>Il  D.Lgs n. 155 del 2006 costituisce una apertura in questa direzione, importante ma  non ancora sufficiente, né tale da soddisfare la maggiore propensione agli  investimenti etici da parte di una sempre più ampia platea di risparmiatori  orientati ad investire almeno una parte del proprio capitale in imprese di<br />
utilità sociale. Attualmente la legge non offre infatti la possibilità <em>di una giusta ed equa remunerazione del  capitale investito</em>.</p>
<p>Molte  organizzazioni che operano nell’ambito dell’assistenza sociale, sanitaria, socio-sanitaria, della valorizzazione del patrimonio, della tutela<br />
dell’ambiente e in tutti i settori indicati nell’articolo 2 del D.Lgs 155/06  potrebbero svolgere più efficacemente il loro ruolo e la loro azione se<br />
potessero contare su una maggiore capitalizzazione.</p>
<p>Naturalmente,  l’<em>investitore sociale </em>pretende giustamente maggiori elementi di conoscenza sull’organizzazione, sui suoi progetti, sui risultati effettivamente raggiunti anche grazie al proprio investimento. Esige  trasparenza, capacità manageriale, efficienza, efficacia, sostenibilità, continuità e, possibilmente,<br />
replicabilità dei progetti che sostiene e su cui investe. Su questo  versante il nonprofit deve fare ancora consistenti e diffusi passi avanti.</p>
<p><strong><br />
La  figura del donatore, accanto a quella del finanziatore/investitore</strong></p>
<p>Si assiste ad una sostanziale evoluzione della figura del donatore che si comporta sempre più da <em>“investitore” </em>che giustamente pretende<em> </em>di conoscere lo sviluppo e  l’efficacia del progetto che sostiene, soprattutto in termini di impatto sociale.</p>
<p>Si tratta di un approccio consapevole e responsabile, un segno di maturazione della cultura della donazione, che si coniuga perfettamente con la crescente<br />
spinta alla <em>“imprenditoria sociale”</em>, capace di assumere su di sé l’onere di contribuire ad ampliare e migliorare i servizi alla collettività, dunque, i rapporti sociali e la qualità della vita di ciascuno di noi.</p>
<p>Matura l’idea di una possibile e auspicabile compresenza e integrazione tra la figura del donatore e quella dell’<em>azionista etico.</em> Se messo in condizione di farlo, quest’ultimo potrebbe scegliere di investire anche solo temporaneamente i propri risparmi o il proprio capitale in una impresa sociale che giudica credibile e affidabile. Ne deriverebbe una significativa tendenza al superamento della cronica sottocapitalizzazione che ne frena sviluppo e capacità progettuale.</p>
<p>Allo scopo di attrarre capitali privati che assicurino sostenibilità all’impresa sociale occorrerebbero almeno due condizioni minime che attualmente la legge 155<em> </em>nega:</p>
<ul>
<li>il  riconoscimento di una remunerazione seppure limitata del capitale investito (equa remunerazione);</li>
<li>la possibilità da parte dell’investitore di ritirare il capitale versato in caso di necessità.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>C’è la possibilità di attenuare il vincolo della non distribuzione degli utili?</strong></p>
<p>La risposta sta “<em>nell’analisi di strumenti e disposizioni già presenti nel nostro sistema legislativo e che potrebbero essere adattati al caso dell’Impresa Sociale. Nelle cooperative a mutualità prevalente la distribuzione dei dividendi è legata a un criterio più elastico e maggiormente ancorato a criteri di mercato. Si potrebbe stabilire anche per le Imprese Sociali il divieto di distribuire i dividenti in misura superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato</em>”.</p>
<p><em>(Da Impresa Sociale: una opportunità per il Terzo Settore – Avv. Roberto Randazzo &#8211; Ipsoa – Enti non profit n.  11/2009)</em></p>
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		<title>Osservatorio Fundraising Online: la Terza Edizione della ricerca online sul rapporto degli utenti Internet con le Organizzazioni Non Profit</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 16:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe Cacòpardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milano, 15 Settembre 2011.  L’Osservatorio Fundraising Online giunge alla Terza Edizione. Lo studio annuale, promosso per la prima volta in Italia da Slash a partire dal 2009, intende indagare le modalità di relazione degli utenti Internet con le ONP. I dati di ricerca sono funzionali alla costruzione, nel tempo, di un benchmark di riferimento sull’evoluzione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=881&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://beppecacopardo.wordpress.com/2011/09/25/osservatorio-fundraising-online-la-terza-edizione-della-ricerca-online-sul-rapporto-degli-utenti-internet-con-le-organizzazioni-non-profit/osservatorio/" rel="attachment wp-att-883"><img class="alignleft size-medium wp-image-883" title="Osservatorio Fundraising online" src="http://beppecacopardo.files.wordpress.com/2011/09/osservatorio.jpg?w=223&#038;h=300" alt="" width="223" height="300" /></a>Milano, 15 Settembre 2011.  L’Osservatorio Fundraising Online giunge alla Terza Edizione. Lo studio annuale, promosso per la prima volta in Italia da Slash a partire dal 2009, intende indagare le modalità di relazione degli utenti Internet con le ONP.</p>
<p>I dati di ricerca sono funzionali alla costruzione, nel tempo, di un benchmark di riferimento sull’evoluzione del rapporto tra donatori/potenziali donatori e ONP, e costituiscono preziosi elementi di studio e riflessione sull’adozione del web come strumento di contatto, relazione e raccolta fondi.</p>
<p>Questi i numeri della Terza Edizione: 1.800 interviste rappresentative della popolazione italiana maggiorenne che utilizza Internet secondo i parametri rilevati da Audiweb, 50 domande, 7 capitoli di indagine: profilazione dei donatori, donazioni e donazioni online (compresi i “Regali Solidali”, novità 2011), volontariato (novità 2011), propensione alla donazione, comunicazione, informazione e interazione degli utenti con le Organizzazioni tramite i social network.</p>
<p>Molte sono le novità introdotte nel 2011: un campione di indagine più numeroso, nuovi temi di indagine, un’analisi più ampia, un programma più ricco, un sito permanente dedicato all’Osservatorio (<a href="http://www.osservatoriofundraising.org">www.osservatoriofundraising.org</a>), due giornate di incontro e relazione (Workshop Day e Training Day), due città di svolgimento degli eventi (Roma e Milano).</p>
<p>Il Training Day (Roma, 26 Ottobre – Milano, 4 Novembre 2011) offrirà ai partecipanti la possibilità di acquisire, nel corso di una giornata formativa full immersion, gli strumenti pratici per la pianificazione, gestione e valutazione delle attività di Digital Marketing più efficaci per la propria Organizzazione.</p>
<p>Gli eventi sono a numero chiuso. Per maggiori informazioni, per conoscere l’agenda e per le iscrizioni: <a href="http://www.osservatoriofundraising.org">www.osservatoriofundraising.org</a>.<br />
La partecipazione è riservata alle ONP, agli iscritti ASSIF, ai giornalisti e blogger di settore, previa verifica di disponibilità e email di conferma.</p>
<p>Per maggiori informazioni:<br />
Slash – Interactive Media Agency<br />
Email: <a href="mailto:info@slash.it">info@slash.it</a><br />
Tel: 02 45.47.30.80</p>
<p>P.S.<br />
solo dopo aver pubblicato la notizia ho appreso che la partecipazione al Training Day è a pagamento.</p>
<br />Filed under: <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/category/articoli-e-interventi/'>Articoli e interventi</a> Tagged: <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/audiweb/'>Audiweb</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/comunicazione/'>comunicazione</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/donatori/'>donatori</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/donazione/'>donazione</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/fundraising/'>fundraising</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/nonprofit/'>nonprofit</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/onp/'>ONP</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/osservatorio-fundraising-online/'>osservatorio fundraising online</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/social-network/'>social network</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/beppecacopardo.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/beppecacopardo.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/beppecacopardo.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/beppecacopardo.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/beppecacopardo.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/beppecacopardo.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/beppecacopardo.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/beppecacopardo.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/beppecacopardo.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/beppecacopardo.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/beppecacopardo.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/beppecacopardo.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/beppecacopardo.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/beppecacopardo.wordpress.com/881/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=881&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>COME VEDO IL FUNDRAISING DI DOMANI</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 17:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe Cacòpardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riporto di seguito l&#8217;intervista rilasciata alla Scuola di Roma Fund-Raising.it, pubblicata su &#8220;RITORNO AL FUTURO &#8211; Come vediamo il fund raising di domani&#8221;.  Come giudichi i fenomeni che emergono dalla survey? Merita particolare attenzione l’indicazione che emerge dall’indagine a proposito del “donatore come investitore sociale”. Osservo con interesse l’evoluzione della figura del donatore che si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=872&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riporto di seguito l&#8217;intervista rilasciata alla Scuola di Roma Fund-Raising.it, pubblicata su &#8220;RITORNO AL FUTURO &#8211; Come vediamo il fund raising di domani&#8221;.  </strong></p>
<p><em>Come giudichi i fenomeni che emergono dalla survey?</em></p>
<p>Merita particolare attenzione l’indicazione che emerge dall’indagine a proposito del <strong>“donatore come investitore sociale”</strong>.</p>
<p>Osservo con interesse l’evoluzione della figura del donatore che si comporta da “investitore”, che pretende di conoscere lo sviluppo e l’efficacia del progetto che sostiene, soprattutto in termini di impatto sociale.</p>
<p>Lo considero un approccio consapevole e responsabile, un segno di maturazione della cultura della donazione, che si coniuga perfettamente con la crescente spinta alla <strong>“imprenditoria sociale”</strong>, capace di assumere l’onere di contribuire ad ampliare e migliorare i servizi offerti alla collettività, dunque, i rapporti sociali e la qualità della vita di ciascuno di noi.</p>
<p>In questa ottica, <strong>vedo con molto favore la possibilità di coesistenza e integrazione tra la figura del donatore e quella che definirei di “azionista etico”</strong>. Se messo in condizione di farlo, quest’ultimo potrebbe scegliere di <strong>investire anche solo temporaneamente i propri risparmi o il proprio capitale in una impresa sociale che ritiene credibile e affidabile.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Da sempre sostengo che non va lasciato al profit il monopolio dei termini impresa e intrapresa. <strong>Molte organizzazioni nonprofit sono realtà che operano come vere e proprie imprese, con l’handicap però della cronica sottocapitalizzazione che ne frena sviluppo e capacità progettuale</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">Dato per scontato che la lunga e profonda crisi economica e sociale rafforza ulteriormente <strong>il ruolo del Terzo Settore come attore in grado di garantire inclusione e coesione sociale,</strong> è evidente che va superata la sua intrinseca debolezza strutturale ed econimico-finanziaria. Accanto al fundraising istituzionale e a quello da privati, aziende e fondazioni di erogazione, auspico che una parte significativa e importante del Terzo Settore sia posto nelle condizioni di attrarre investimenti etici, che consentirebbero la realizzazione di interventi e progetti, altrimenti non sostenibili con il solo fundraising tradizionale.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Il D.Lgs n. 155 del 2006</strong> <strong>costituisce una importante apertura in questa direzione, a mio parere non ancora sufficiente, né tale da soddisfare la maggiore propensione agli investimenti etici da parte di risparmiatori o di persone orientate ad investire almeno una parte del proprio capitale in imprese di utilità sociale.</strong> Attualmente la legge non offre infatti la possibilità di una giusta ed equa remunerazione del capitale necessità da parte dell’investitore.</p>
<p align="JUSTIFY">Molte organizzazioni che operano nell’ambito dell’assistenza sociale, sanitaria, socio-sanitaria, della valorizzazione del patrimonio, della tutela dell’ambiente e in tutti i settori indicati nell’articolo 2 del D.Lgs 155/06 potrebbero svolgere più efficacemente il loro ruolo e la loro azione se potessero contare su una maggiore capitalizzazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Naturalmente, l’investitore sociale pretende giustamente maggiori elementi di conoscenza sull’organizzazione, sui suoi progetti, sui risultati effettivamente raggiunti anche grazie al proprio investimento. <strong>L’investitore sociale esige trasparenza, capacità manageriale, efficienza, efficacia, sostenibilità, continuità e, possibilmente,  replicabilità dei progetti che sostiene e su cui investe.</strong> Su questo versante il nonprofit deve fare ancora consistenti e diffusi passi in avanti.</p>
<p><em>Tre cose da fare assolutamente?</em></p>
<p align="JUSTIFY">Ne dico 4 che mi sembra emergano in modo rilevante dalla survey.</p>
<p align="JUSTIFY">Primo: <strong>formazione e aggiornamento costante e  continuo dei fundraiser,</strong>  per padroneggiare meglio i nuovi media, in particolare le attività in internet che devono entrare a pieno titolo, in modo strutturale e non episodico, nel piano di comunicazione e marketing mirato al fundraising.</p>
<p align="JUSTIFY">Non sono tra coloro che mitizzano i nuovi media. E’ tuttavia evidente che il loro corretto utilizzo nell’ambito di una strategia integrata e diversificata potrà fare la differenza, in chiave di comunicazione oltre che di fundraising. Già ora, nel profit, larga parte degli investimenti promozionali e pubblicitari vengono destinati ad attività online. E questo è un indicatore da tenere ben presente.</p>
<p align="JUSTIFY">Investire sulla rete significa anche migliorare e rafforzare relazioni fortemente personalizzate, la creazione di comunità, il passaparola che può coinvolgere un numero rilevante di soggetti potenziali sostenitori di progetti coerenti con i loro interessi. La rete rappresenta inoltre un ambito privilegiato per parlare e comunicare con i giovani, i donatori/investitori del futuro.</p>
<p align="JUSTIFY">Un terzo aspetto da sottolineare riguarda <strong>la capacità delle organizzazioni di innovare e innovarsi,</strong> nonché di saper gestire in modo sinergico e integrato le molteplici e ormai complesse attività promozionali e di fundraising. Diversificazione, interazione, integrazione sono concetti chiave che accrescono l’efficacia del fundraising, inteso come strategia integrata all’attività istituzionale.</p>
<p align="JUSTIFY">Infine, credo inscindibile il legame tra <strong>professionalità ed etica</strong>, concetto valido in assoluto e a maggior ragione per tutti coloro che operano nel nonprofit. I giovani guardano al nonprofit anche come modello di società, vi si avvicinano con forte entusiasmo, per gli aspetti valoriali che lo caratterizzano. Sono consapevoli di guadagnare un po’ meno rispetto al profit, ma sono altresì convinti che il minore guadagno possa e debba essere compensato da maggiori soddisfazioni e gratificazioni. Le motivazioni che li guidano sono alte e non vanno deluse. <strong>I giovani scelgono il nonprofit per fare cose utili, per lavorare e vivere in un settore improntato alla massima correttezza e trasparenza anche nei rapporti interpersonali. Vedono il nonprofit come ambito ideale per unire professionalità e passione. Facciamo in modo che le loro aspettative non vadano deluse.</strong></p>
<br />Filed under: <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/category/articoli-e-interventi/'>Articoli e interventi</a> Tagged: <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/azionista-etico/'>azionista etico</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/donatore-come-investitore-sociale/'>donatore come investitore sociale</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/donatori/'>donatori</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/donazione/'>donazione</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/formazione/'>formazione</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/fundraising/'>fundraising</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/imprenditoria-sociale/'>imprenditoria sociale</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/inclusione-e-coesione-sociale/'>inclusione e coesione sociale</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/nonprofit/'>nonprofit</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/professionalita-ed-etica/'>professionalità ed etica</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/sostenitori/'>sostenitori</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/strategia-integrata-e-diversificata/'>strategia integrata e diversificata</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/terzo-settore/'>terzo settore</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/beppecacopardo.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/beppecacopardo.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/beppecacopardo.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/beppecacopardo.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/beppecacopardo.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/beppecacopardo.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/beppecacopardo.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/beppecacopardo.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/beppecacopardo.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/beppecacopardo.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/beppecacopardo.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/beppecacopardo.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/beppecacopardo.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/beppecacopardo.wordpress.com/872/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=872&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>IL FUNDRAISING E LE CRITICITA&#8217; DELLO START-UP</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 16:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe Cacòpardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Posto che il fundraising rappresenta una delle principali leve di autofinanziamento, risulta evidente che solo il suo corretto start-up, graduale e sostenibile, getta solide basi per il costante incremento delle risorse economiche e la diversificazione delle fonti di entrata. Dal punto di vista dell’approccio metodologico, per le associazioni in fase di start up il «ciclo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=839&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Posto che il fundraising rappresenta una delle principali leve di autofinanziamento, risulta evidente che solo il suo corretto start-up, graduale e sostenibile, getta solide basi per il costante incremento delle risorse economiche e la diversificazione delle fonti di entrata.<br />
Dal punto di vista dell’approccio metodologico, per le associazioni in fase di start up il «ciclo del fundraising» rappresenta uno strumento valido, a condizione che lo si consideri dinamico e  aperto al mutare delle situazioni interne o esterne all’organizzazione.</p>
<p>Per qualunque ente non profit, l’impostazione e l’avvio di un’efficace strategia promozionale e di fundraising rappresenta la fase di maggiore criticità, caratterizzata com’è dalla necessità di realizzare investimenti finalizzati a:<br />
•    definire e sviluppare l’immagine coordinata dell’organizzazione o procedere al suo restyling se necessario, per rafforzare e rendere memorizzabile e memorabile il proprio brand;<br />
•    dotarsi di mezzi e strumenti orientati al fundraising;<br />
•    individuare competenze interne e/o esterne;<br />
•    comporre la squadra (ristretta, cioè lo staff e quella allargata, che comprenda volontari,  amici, collaboratori esterni);<br />
•    fornire le giuste motivazioni, personali e collettive;<br />
•    individuare il piano strategico e operativo di comunicazione e fundraising sostenibile;<br />
•    procedere testando attività coerenti con il piano medesimo.<br />
Ovviamente, più consistente è il budget di investimento iniziale, più rapida ed efficace sarà la fase di start-up e di ritorno sull’investimento che, nella maggior parte dei casi, non è immediato e dipende da molti fattori e variabili.<br />
Nella migliore delle ipotesi, il ritorno sull’investimento è a medio termine.<br />
Manuali ed esperti di fundraising concordano nel sostenere che occorrono almeno tre anni per struttura-re bene l’organizzazione e le attività, realizzando utili da reinvestire in programmi e progetti istituzionali.</p>
<p><strong>Condizioni per fare fundraising</strong><br />
Vi sono almeno due condizioni necessarie per lo sviluppo di una strategia di fundraising coerente, mirata ed efficace:<br />
•    «cultura del fundraising», intesa come attività coordinata e continuativa, non episodica, tanto meno marginale, fortemente integrata all’attività istituzionale;<br />
•    un pieno, consapevole e responsabile coinvolgimento della dirigenza nell’attività di fundraising, mettendo nelle migliori condizioni operative e gestionali la persona incaricata di realizzarla concretamen-te, offrendole tutto il supporto necessario.<br />
Queste condizioni valgono per ogni organizzazione, qualunque sia il settore di appartenenza, la sua dimensione, la sua capacità di investimento.</p>
<p><strong>Capitale iniziale</strong><br />
Quando si parla di «capitale iniziale» da investire nel finanziamento dello start-up, non si intende solo quello economico-finanziario, ma anche il capitale umano e sociale che rappresenta la più importante risorsa che l’impresa non profit deve mettere in campo e valorizzare: l’insieme di persone (consiglieri, soci e amici) che &#8211; essendo vicine all’associazione, condividendone i valori e la mission, identificandosi in essa &#8211; sono in grado di:<br />
•    creare contatti e ampliare un mondo di relazioni, umane e professionali, che insieme formano potenzialmente una comunità determinata e coesa;<br />
•    aprire rapporti con il mondo delle imprese, con potenziali grandi donatori, con professionisti disponibili a mettersi in gioco gratuitamente al fianco di una «buona causa».</p>
<p><strong>Il Comitato di sostegno</strong><br />
In questa ottica, la creazione, ad esempio, di un Comitato di sostegno può rivelarsi una scelta efficace e funzionale all’individuazione di opportunità imprevedibili ed insperate, nonché alla programmazione e realizzazione di attività, incontri, piccoli eventi e quant’altro possa aiutare concretamente a ridurre costi e incrementare le entrate dell’associazione.<br />
Da questo punto di vista, per l’organizzazione e la sua dirigenza è fondamentale:<br />
•    fornire a ciascuno le giuste motivazioni di partecipazione e adesione ad un progetto condiviso;<br />
•    assegnare a ciascuno il giusto ruolo in funzione di obiettivi concreti e coerenti, da un lato con le esigenze dell’organizzazione, dall’altro, con le disponibilità, le caratteristiche e le potenzialità di chi of-fre la propria collaborazione, sia essa retribuita o a titolo di volontariato;<br />
•    imparare, insegnare, educare a «fare squadra».<br />
«Partire dall’esistente» e valorizzarlo; analizzare ciò che in passato è stato fatto in chiave promozionale e di fundraising, per migliorare e ottimizzare programmi e iniziative future: queste sono le regole che valgono, in particolare, per associazioni con scarse risorse economico-finanziarie da investire nella delicata fase di start-up.<br />
Regole che vanno tenute presenti anche nei passaggi successivi, di consolidamento e sviluppo.<br />
La cura ed il rispetto delle relazioni umane e personali nei confronti di tutti gli stakeholder, a cominciare dai collaboratori, è il principio che le organizzazioni non profit devono seguire con scrupolo e coerenza, da quelle di piccola dimensione, fino alle più grandi.<br />
La coesione e la formazione della squadra, più o meno allargata, sono aspetti centrali e non scontati per il successo di qualunque attività, istituzionale e promozionale.</p>
<p><strong>Gli strumenti</strong><br />
Perché si determini questa condizione, occorre un tempo non particolarmente lungo, e soprattutto le seguenti componenti:<br />
•    idee e capacità progettuali;<br />
•    consapevolezza, passione, capacità di coinvolgere emotivamente e razionalmente gli interlocutori, dallo staff ai soci; dai volontari ai sostenitori, effettivi e potenziali;<br />
•    un investimento anche minimo in strumenti di supporto alla comunicazione: one to one, rivolta a gruppi selezionati secondo criteri prestabiliti oppure al pubblico esterno;<br />
•    una persona incaricata dell’operatività.<br />
Diventa, quindi, indispensabile lo stanziamento di un budget, anche se limitato, finalizzato a:<br />
•    formare le risorse interne dedicate;<br />
•    creare un ambiente operativo adeguato e funzionale, dotato di mezzi e strumenti di base (database relazionale, sito, strumenti di comunicazione promo-istituzionali, di controllo e rendicontazione);<br />
•    definire il piano strategico e operativo di breve e medio termine;<br />
•    avviare le prime attività di comunicazione e fundraising coerenti con il piano e compatibili con il budget disponibile.</p>
<p><strong>Database relazionale di marketing</strong><br />
Il database (DB) relazionale di marketing è lo strumento indispensabile per la realizzazione di un’efficace azione di fidelizzazione dei donatori.<br />
Occorre disporre di un programma funzionale, studiato in base alle caratteristiche dell’associazione e alla strategia promozionale e di fundraising che persegue.<br />
Ogni dato relativo ai sostenitori, soci, volontari, aziende (possibilmente con referente interno), scuole, università, testimonial, opinion leader, giornalista e così via, deve essere registrato e puntualmente ag-giornato dal database manager con tutte le informazioni necessarie per ulteriori contatti.<br />
Il programma deve consentire in tempo reale:<br />
a)    segmentazione ed estrazione del target a cui è diretta la comunicazione: grandi donatori, donatori attivi &#8211; «dormienti» e «spenti»; estrazione per Cap, regione, sesso ecc;<br />
b)    corretta personalizzazione della comunicazione;<br />
c)    aggiornamenti sui risultati delle singole campagne:<br />
-    statistiche e flussi;<br />
-    analisi del comportamento dei diversi target di riferimento;<br />
-    conoscenza del profilo del sostenitore in relazione alla quantità e qualità dei dati disponibili.<br />
La «conoscenza dei sostenitori» e dei loro comportamenti rende più mirato, efficace e differenziato il dialogo e permette il rinnovo del sostegno nel corso degli anni (fidelizzazione); versamenti aggiuntivi in corso d’anno (upgrading); aumento del contributo medio.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Caratteristiche tecniche del DB</span><br />
Il DB relazionale di marketing deve:<br />
a)    assicurare la gestione e fidelizzazione dei donatori, effettivi e potenziali;<br />
b)    prevedere una struttura e un tracciato record funzionale alla migliore conoscenza del donatore, nonché alla gestione di tutte le operazioni; il tracciato record, in particolare, deve contenere: codice identificativo del donatore, codici campagne nonché<br />
•    dati anagrafici: nome &#8211; cognome &#8211; indirizzo completo &#8211; presso &#8211; telefono &#8211; cellulare &#8211; fax &#8211; email &#8211; età &#8211; professione &#8211; titolo di studio, e altro ancora;<br />
•    dati comportamentali: chi riceve notiziario, newsletter online, altre pubblicazioni; sostenitori con una o più donazioni in corso d’anno; con quale strumento (notiziario, appelli, auguri natalizi e quant’altro) per quali progetti, e altro ancora;<br />
•    dati amministrativi: data del primo versamento e dei successivi, numero versamenti in corso d’anno, importi, importo totale in corso d’anno;<br />
•    modalità di versamento: ccp, ccb, RID, carta di credito, online, assegno, contante.</p>
<p><strong>Significato «operativo» del fundraising</strong><br />
Posto che il fundraising rappresenta una delle principali leve di autofinanziamento, risulta evidente che un corretto start-up, graduale e sostenibile, nel quadro di una visione complessiva dell’evoluzione della strategia di fundraising, getta solide basi per il costante incremento delle risorse economiche e la diversificazione delle fonti di entrata.<br />
Risulta, pertanto, evidente che fundraising non significa semplicemente raccogliere fondi, magari in modo episodico.<br />
Il verbo to raise ha molteplici significati: raccogliere, ottenere, aumentare e ha in sé il senso della neces-saria continuità, finalizzata a raggiungere risultati e a creare le condizioni favorevoli al consolidamento, alla crescita e allo sviluppo.<br />
Ne deriva che, per chi fa fundraising, diventa fondamentale testare, analizzare, espandere.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Definizioni</span><br />
<em>Case statement</em><br />
Il <em>case statement</em> è la carta di identità dell’associazione che sintetizza la <em>causa</em>, la <em>vision</em>, la <em>mission</em>, i <em>valori</em>, gli <em>obiettivi strategici</em> e come l’organizzazione intende correttamente raggiungerli. In particolare, tale strumento:<br />
• evidenzia la capacità dell’organizzazione di dare risposte e soluzioni ai problemi per cui è stata costituita;<br />
• mette a fuoco la <em>reason why</em> del sostegno da parte di soci e sostenitori;<br />
• fornisce le giuste motivazioni e le ragioni dello scambio che avviene tra associazione e sostenitori all’atto della loro adesione.</p>
<p><strong>Cultura di impresa sociale</strong><br />
In un settore in forte sviluppo quantitativo e qualitativo, sempre più competitivo, ogni organizzazione che voglia perseguire con successo i suoi scopi deve necessariamente qualificare la propria azione al servizio della collettività.<br />
Non c’è spazio per l’improvvisazione; é decisivo assumere «cultura di impresa» che sappia coniugare sistema di valori propri del settore e capacità manageriali.<br />
Occorre puntare all’efficienza organizzativa e gestionale; all’efficacia nel raggiungimento degli obiettivi; all’etica e alla trasparenza nelle scelte e nei comportamenti verso gli <em>stakeholder</em>, prima di tutto, verso beneficiari, donatori, collaboratori.<br />
Per questo servono volontà, determinazione, competenze e capacità da parte della dirigenza, tese a:<br />
•    adeguare struttura, assetto organizzativo e strumenti gestionali e innovativi;<br />
•    accrescere professionalità e competenze proprie, dello staff e dei volontari, attraverso attività di formazione e aggiornamento costanti;<br />
•    migliorare l’efficienza nella gestione delle risorse umane, economiche e finanziarie;<br />
•    raggiungere una maggiore autonomia e capacità di autofinanziamento delle attività.<br />
In una parola, occorre un buon sistema di governance dell’organizzazione.<br />
La sfida è alta e consiste nel raccogliere consenso, adesioni e fondi, trasmettendo valori e contenuti forti, progetti sostenibili, condivisi e condivisibili; nell’individuare obiettivi ragionevoli e sostenibili che si trasformino in risultati concreti grazie al coinvolgimento e alla partecipazione di molti.<br />
Occorre saper comunicare in modo etico, creativo, originale, sperimentando nuovi media e metodologie; utilizzando linguaggi, contenuti e stile di comunicazione che sappiano rivolgersi in modo appropriato ai diversi target di riferimento, chiamati a condividere la causa e a sostenere attività e progetti con generosità e, possibilmente, con continuità e «fedeltà».</p>
<p><strong>Il processo di pianificazione strategica e operativa</strong><br />
Per una associazione che muove i primi passi nel fundraising essere giuridicamente riconosciuta o non esserlo, essere Onlus o non esserlo può fare la differenza agli occhi dei potenziali donatori, nonché per il possibile accesso al 5&#215;1000, legato alla dichiarazione dei redditi.<br />
Gli aspetti fondamentali di qualunque strategia di comunicazione, marketing e fundraising sono:</p>
<p>1)    appeal della Causa e della Mission dell’organizzazione<br />
2)    individuazione degli obiettivi sostenibili<br />
3)    definizione del budget, anche minimo, per lo start-up delle attività<br />
4)    definizione del piano di fundraising<br />
5)    definizione di obiettivi di fundraising chiari e destinazione certa dei fondi raccolti<br />
6)    programmazione e pianificazione di attività coerenti e sostenibili<br />
7)    individuazione dei contenuti della comunicazione coerenti con gli obiettivi<br />
8)    corretta selezione dei mercati più idonei tra: individui, aziende, fondazioni di erogazione, enti e istituzioni;<br />
9)    scelta del/dei target di riferimento;<br />
10)   selezione dei media<br />
11)   stile di comunicazione adeguato ai diversi target e mercati;<br />
12)  ideazione e realizzazione degli strumenti di comunicazione più idonei (dal semplice dépliant alla brochure, dalla presentazione in power point, al video istituzionale, a quello di progetto, dal sito con una piattaforma fles-sibile fruibile, ai social network)</p>
<p><strong>Il ciclo del fundraising</strong><br />
Dal punto di vista dell’approccio metodologico, soprattutto per associazioni in fase di start-up, il «ciclo del fundraising» rappresenta uno strumento valido, a condizione che lo si consideri dinamico: uno strumento che aiuta il fundraiser e l’organizzazione a comprendere quanto il fundraising sia un processo da gestire, tutt’altro che statico, aperto a ogni possibile variazione, in base al mutare, positivo o negativo, delle situazioni interne o esterne all’organizzazione.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-865" href="http://beppecacopardo.wordpress.com/2011/04/11/il-fundraising-e-le-criticita-dello-start-up/ciclo_fundraising-2/"><img class="aligncenter size-full wp-image-865" title="Il ciclo del fundraising" src="http://beppecacopardo.files.wordpress.com/2011/04/ciclo_fundraising1.jpg?w=486&#038;h=613" alt="" width="486" height="613" /></a></p>
<p><strong>Il case statement o documento di buona causa</strong><br />
Il case statement è la carta di identità dell’associazione che sintetizza la causa, la vision, la mission, i valori, gli obiettivi strategici e come l’organizzazione intende correttamente raggiungerli. In particolare, tale strumento:<br />
•    evidenzia la capacità dell’organizzazione di dare risposte e soluzioni ai problemi per cui è stata costituita;<br />
•    mette a fuoco la reason why del sostegno da parte di soci, sostenitori effettivi e potenziali, amici, volontari e altri target di riferimento interni ed esterni;<br />
•    fornisce le giuste motivazioni e le ragioni dello scambio che avviene tra associazione e sostenitori all’atto della loro adesione; uno scambio di valori, dunque intangibile, che si accompagna general-mente a qualcosa di tangibile (beni o servizi riservati al sostenitore, o semplicemente il notiziario pe-riodico, un attestato, un gadget o altro ancora).</p>
<p><em><strong> Beppe Cacòpardo</strong></em></p>
<p><em>(Articolo pubblicato sul n. 4/2011 di Enti Non  Profit – rivista di IPSOA</em>)</p>
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	</item>
		<item>
		<title>IL FUNDRAISING E LA &#8220;SOLITUDINE&#8221; DEL FUNDRAISER</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 16:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe Cacòpardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[associazioni e organizzazioni nonprofit]]></category>
		<category><![CDATA[autofinanziamento]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[fundraiser]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[nonprofit]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta fondi]]></category>
		<category><![CDATA[terzo settore]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto il testo integrale dell&#8217;articolo pubblicato sul n. 2/2011 di Enti Non Profit &#8211; rivista di IPSOA, dal titolo &#8220;Nuove sfide per il fundraiser&#8221;. Il titolo di questo articolo trae spunto da una delle tante evidenze emerse dall’indagine voluta da ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser &#8211; www.assif.it, avviata nel 2008 e proseguita nel 2010 da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=827&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table>
<tbody>
<tr>
<td width="100%">Riporto il testo integrale dell&#8217;articolo pubblicato sul n. 2/2011 di Enti Non Profit &#8211; rivista di IPSOA, dal titolo &#8220;Nuove sfide per il fundraiser&#8221;.</td>
<td width="100%" align="right"></td>
<td width="100%" align="right"></td>
<td width="100%" align="right"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table>
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Il  titolo di questo articolo trae spunto da una delle tante evidenze  emerse dall’indagine voluta da ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser &#8211;  <a href="http://www.assif.it/">www.assif.it</a>, avviata nel 2008 e  proseguita nel 2010 da SoftLab, società di servizi ICT per il settore  nonprofit, parte del Gruppo Engineering.<br />
&nbsp;</p>
<div>
<p><strong>Assif</strong> nasce nel 2000. I suoi principali obiettivi (statuto e regolamento sul sito <a href="http://www.assif.it/">www.assif.it</a>):</p>
<p>• alimentare lo sviluppo e la crescita della professione del fundraiser e dei professionisti del fundraising;<br />
• promuovere standard etici elevati nella professione;<br />
• preservare il donatore ed incrementare la donazione.</p>
</div>
<p>Fino a un decennio  fa, lo confesso, avrei optato per un titolo decisamente diverso, come  ad esempio: “Il fundraiser, questo sconosciuto”, tale era la difficoltà  di spiegare ai più la natura e lo scopo di questa professione.</p>
<p>Da allora il  quadro è certamente mutato, anche se resta qualche dubbio e permane una  certa “solitudine” del fundraiser, di natura diversa a seconda dei casi.  Un conto se tale figura si trova ad operare in una associazione  strutturata anche per quanto riguarda il settore promozione e  fundraising; altro è se, come nella maggior parte dei casi, vede  concentrato su di sé l’insieme delle attività che il fundraising oggi  comporta.</p>
<p>Con la crescita del peso e del ruolo del  Terzo Settore, pur nella molteplicità ed eterogeneità dei soggetti che  lo compongono, si è fatta strada in ogni associazione la consapevolezza  che l’autofinanziamento, oltre ad essere fattore di autonomia, è  conditio sine qua non per l’avvio, lo sviluppo e la sostenibilità di  attività e progetti di utilità sociale.</p>
<p>In questo quadro, il fundraising deve  progressivamente assumere il valore di una <strong>strategia integrata  all’attività istituzionale</strong>, finalizzata com’è alla raccolta di adesioni e  di fondi dai diversi pubblici di riferimento: privati, imprese,  fondazioni di erogazione, enti e istituzioni, italiane ed  internazionali. In continua evoluzione, e per ciò stesso stimolante per  quanto sempre più complessa, l’attività di fundraising non lascia spazio  all’improvvisazione.</p>
<p>Necessita infatti di professionalità e competenze; formazione e  aggiornamento costanti; strumenti gestionali innovativi; visione  strategica; capacità di pianificazione e gestione manageriale;  misurazione e analisi dei risultati; creatività, onestà e trasparenza.<br />
Se  negli anni ottanta e novanta fare fundraising significava  sostanzialmente impostare una corretta ed efficace strategia basata  sulle metodologie e le tecniche del marketing diretto e interattivo –  direct mail, telemarketing, couponing – oggi la situazione è  completamente mutata.</p>
<p>Il fundraiser opera in un ampio mercato del  nonprofit ad alta competitività, per affrontare la quale occorrono  buone competenze in chiave di marketing e PR, conoscenza e padronanza  delle nuove tecnologie informatiche e informative, così come dei nuovi  ambienti, media e strumenti di comunicazione e gestione: database  relazionale, web site, social media.</p>
<p>Da anni, siamo in presenza di un  cambiamento epocale nel modo di comunicare, immersi in un processo  innovativo in continua e rapida evoluzione, al cospetto del quale  occorre stare al passo, attraverso programmi di formazione e  aggiornamento, personali e collettivi, e forte propensione alla  flessibilità e al cambiamento, esattamente come nel profit.</p>
<p>Altro  aspetto che differenzia il fundraising delle origini da quello  praticato oggi è la pluralità delle fonti di finanziamento e la capacità  di relazionarsi in modo specifico ed efficace con ognuna di esse.</p>
<div>
<p><strong>I MERCATI DEL FUNDRAISING </strong><strong> </strong></p>
<p><strong>1. </strong><strong>Individui / Persone fisiche<br />
2. </strong><strong>Imprese e fondazioni di impresa<br />
3. </strong><strong>Fondazioni bancarie di erogazione </strong><strong> </strong><br />
<strong>4. </strong><strong>Enti pubblici e istituzioni (fundraising istituzionale)</strong></p>
</div>
<p>In questo  contesto, nel caso di organizzazioni strutturate e con adeguati budget  di investimento, tramonta, per fortuna, la figura del fundraiser  “tuttologo”, per lasciare spazio a quella del fundraiser manager. In  quanto tale, deve essere dotato di ampia visione, buone competenze, idee  chiare, forte propensione al lavoro in team, ottime capacità di  relazionarsi alla pari con esperti di centri media, service, agenzie,  freelance e consulenti.</p>
<p><strong>All’occorrenza e sotto il suo stretto  controllo, il fundraiser può affidare loro la gestione di specifici  servizi in outsourcing e campagne mirate, sempre coerenti, complementari  e compatibili con il piano strategico e operativo di comunicazione,  marketing e fundraising, nel quadro della strategia globale  dell’organizzazione.</strong></p>
<p>Nel caso di organizzazioni meno strutturate e  con budget decisamente più contenuti, l’attività di raccolta fondi  appare nella maggior parte dei casi piuttosto episodica, poco coordinata  e dunque, meno efficace nel conseguire gli obiettivi, anche se più  “modesti”.<br />
Pur in assenza, purtroppo, di dati certi, si può  sicuramente ritenere accresciuto il divario già evidenziato nel 2002  nella pubblicazione di Gian Paolo Barbetta e Francesco Maggio edita dal  Mulino: Nonprofit – il nuovo volto della società civile:</p>
<p><em>“Oltre il 70%  delle circa 205.000 Organizzazioni censite dall’ISTAT nel 2001  registrava entrate complessive annue inferiori a 50.000 euro.<br />
Il 9%  (circa 20.000 enti) ha entrate medie superiori a 1.600.000 euro,  realizzando nell’insieme circa l’88% delle entrate complessive del  settore.” </em></p>
<p><strong>Importanza e dimensione del settore</strong><br />
L’ultimo  censimento ISTAT del 2001, basato su dati rilevati nel 1999, stimava  una presenza di oltre 220.000 organizzazioni con 630.000 occupati e 3  milioni  duecento mila volontari. Secondo ASSIF (Associazione Italiana  Fundraiser) l’88,5% di queste organizzazioni si sono costituite negli  ultimi venti anni. Il 55,2% dopo il 1990. Il 5%, prima del 1950.<br />
Oggi, in attesa del secondo Censimento ISTAT, si parla di 250.000 Enti Nonprofit.<br />
I dati forniti da UNIONCAMERE nel novembre 2007, riferiti al 2006, stimano una presenza di:<br />
21mila organizzazioni di volontariato;<br />
235mila organismi nonprofit di cui 7.500 cooperative sociali e quasi 4mila fondazioni operative e miste.<br />
Sempre  secondo i dati UNIONCAMERE, 17 milioni di persone svolgerebbero  attività di volontariato, mediamente 6 ore di impegno settimanale x 40  settimane, corrispondenti a 75 milioni di giornate. Inoltre, gli  occupati nel settore nel 2006, sarebbero 800mila pari al 3,5%  dell’occupazione nazionale.</p>
<p><strong>Dati macro economici e stime sul fundraising in Italia</strong><br />
Secondo  il censimento ISTAT del 2001, le entrate del settore nonprofit  ammonterebbero a circa 38 miliardi di euro, di cui 24 miliardi da  privati (11,4 tra donazioni, quote associative e altre fonti  filantropiche e 12,6 da vendita di beni e servizi e operazioni  finanziarie).<br />
Patrocini e contributi pubblici ammonterebbero a circa  3,23 miliardi di euro mentre 10,45 miliardi di euro proverrebbero da  contratti e convenzioni per la realizzazione di progetti e l’erogazione  di servizi.<br />
Per quanto riguarda la situazione del fundraising, pur  in presenza di dati disomogenei e poco certi, comunque non recenti,  anche per le associazioni di volontariato si rileva un trend in costante  crescita fino al 2008, anno della grande crisi economico-finanziaria  mondiale.</p>
<p>Fonte FIVOL (Fondazione Italiana del Volontariato) indagine del 1997<em>:<br />
“su  10.381 organizzazioni di volontariato intervistate, risulta che circa  il 60% ricevono donazioni e che di queste il 58% fanno attività di  fundraising per iniziative di autofinanziamento”.<br />
</em></p>
<p>Fonte Eurisko per Istituto Italiano della Donazione – Milano 7 novembre 2006:<br />
<em>“Nel  2006, il 31% della popolazione adulta italiana compresa tra i 15 e i 65  anni pari a circa 15 milioni di persone, ha effettuato 29 milioni e 500  mila donazioni, una media che sfiora 2 donazioni pro capite, senza  contare il valore dell’attività complessiva di volontariato.”<br />
</em><br />
Fonte THE FUNDRAISING SCHOOL &#8211; Osservatorio sul Fundraising e la Filantropia &#8211; Febbraio 2007:<br />
“<em>nel  2006 la raccolta fondi era stimata in 3,7 miliardi di euro da  individui; 845 milioni di euro da imprese; 1,170 miliardi di euro da  Fondazioni bancarie.”<br />
</em><br />
Fonte Eurisko, “Sostenitori fedeli e donatori occasionali: lo scenario e le potenzialità per le ONP italiane<em>”  indagine commissionata dall’Istituto Italiano della Donazione, eseguita  su un campione rappresentativo (1000 casi) di donatori italiani.  Presentata l’11 novembre 2008, l’indagine è stata conclusa nel luglio  2008, a pochi mesi dell’esplosione della grave crisi  economico-finanziaria mondiale:<br />
“il numero di donatori regolari &#8211;  ovvero coloro che donano almeno una volta all’anno alla stessa  associazione – è risultato pari al 33% della popolazione italiana adulta  (circa 16 milioni); quello dei donatori saltuari &#8211; ovvero coloro che  hanno donato almeno una volta nel corso degli ultimi cinque anni – è  risultato pari al 19% (circa 9 milioni)…<br />
… I donatori regolari si caratterizzano per una maggiore “generosità” rispetto ai saltuari.<br />
In  media donano infatti complessivamente 180 di euro all’anno, a fronte  dei 48 Euro donati dai saltuari. La maggior parte dell’importo donato  dai “regolari” (107 Euro) va all’associazione di cui sono sostenitori  fedeli mentre il resto si distribuisce in media tra altre 2  associazioni.</em></p>
<p>Il Sole 24 ore 4 febbraio 2008, articolo a firma Elio Silva:<br />
<em>“Il  non profit ha fatto decisi passi avanti sul terreno dell&#8217;efficienza, ma  in modo non omogeneo e mantenendo alcuni fattori di debolezza.  Concordano su questa analisi di fondo tanto gli accademici del Terzo  Settore, quanto gli esperti e gli addetti ai lavori.<br />
«… Avverte  Giorgio Fiorentini, direttore del master in Management delle imprese  sociali all’Università Bocconi di Milano: C&#8217;è una (ulteriore)  distinzione da fare, e riguarda la dimensione organizzativa.<br />
Le  grandi associazioni hanno un passo diverso dalle piccole, perché possono  far valere importanti economie di scala e utilizzano meglio il valore  delle conoscenze e dell&#8217;esperienza.<br />
È pur vero che non bisogna  perdere di vista il principio dell&#8217;autonomia, ma certamente la  proliferazione degli enti non profit non giova all&#8217;obiettivo  dell&#8217;efficienza».<br />
</em></p>
<p>Per Fiorentini la  conferma più evidente di questa tesi è offerta dagli investimenti in  marketing, «una leva strategica della quale non si può più fare a meno,  ma che richiede il raggiungimento di una massa critica, sotto la quale  l&#8217;influenza è irrilevante».</p>
<p>Nel suo 36° Rapporto Annuale sulla  Situazione Sociale del Paese relativa al 2002 , il Censis sottolinea  che, nonostante la sua frammentazione, il Terzo Settore é tutt’altro che  residuale e svolge una preziosa attività a favore della collettività,  cui fornisce servizi sempre più qualificati, oltre a promuovere  solidarietà e favorire coesione sociale.</p>
<p>Dalla relazione di Marco Vitale al Convegno Cnca – Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – Roma 16 ottobre 2009:<br />
“Il  Terzo settore non è un intruso che si intrufola nei vuoti lasciati  dallo Stato, ma realizza delle attività importanti per il buon  funzionamento della società e dell’economia meglio dello Stato, secondo  il principio di sussidiarietà; fa cose che lo Stato non deve fare perché  il Terzo settore le fa meglio e in termini molto più economici”&#8230;</p>
<p><strong>In cosa consiste il fundraising professionale ed etico</strong><br />
Per  dare una visione, mi affido all’articolo 3 del Codice Etico di ASSIF,  anch’esso pubblicato sul sito www.assif.it che riguarda i rapporti con i  donatori:<br />
“Il socio ASSIF garantisce la massima trasparenza e  correttezza nei confronti del donatore in relazione al proprio operato;  favorisce l’adozione di principi di trasparenza e correttezza  all’interno dell’ente per cui opera. In relazione a tali obblighi, il  socio ASSIF rispetta i seguenti principi:</p>
<p><em>3.1. Il diritto di informazione del donatore</em><br />
a.  sulla natura e le caratteristiche della mission dell’organizzazione non profit o altro ente beneficiario;<br />
b.     sulle modalità di utilizzo delle risorse donate da parte dell’ente beneficiario;<br />
c.      sulla capacità dell’organizzazione nonprofit o di altro ente  beneficiario di disporre con efficacia di tali risorse per il  conseguimento di finalità istituzionali;<br />
d. sui risultati ottenuti grazie alle donazioni ricevute;<br />
e. sulle implicazioni fiscali delle donazioni.</p>
<p><em>3.2. Le modalità di utilizzo delle risorse</em><br />
a. le risorse raccolte mediante donazioni devono essere utilizzate secondo criteri di efficacia e di efficienza;<br />
b.  qualsiasi proposta di alterazione potenziale nelle condizioni originali  della donazione deve essere comunicata esplicitamente al donatoe.</p>
<p><em>3.3. Il riconoscimento della donazione</em><br />
a.  l’azione donativa deve trovare riconoscimento compatibilmente con il  principio di tutela della mission dell’organizzazione nonprofit o altro  ente beneficiario;<br />
b. la comunicazione delle informazioni riguardanti  le donazioni deve avvenire nel rispetto dei principi di riservatezza  stabiliti dalla legge vigente;<br />
c. è riconosciuto, se richiesto, il rispetto dell’anonimato. &#8220;</p>
<p>Da quanto detto in  precedenza, si evince che <strong>il principio chiave del fundraising  professionale ed etico pone al centro la persona, il beneficiario come  il donatore. Le persone donano per altre persone, l’organizzazione è il  tramite. </strong><br />
Fare fundraising in modo professionale ed etico significa dunque:<br />
-    informare, sensibilizzare, educare;<br />
-    promuovere cultura della solidarietà, della responsabilità, della condivisione;<br />
-     creare relazione, consenso, partecipazione, scambio e adesione, come  premessa per raccogliere fondi, beni, servizi, disponibilità.</p>
<p><em>“La vera  orgaizzazione nonprofit non si limita a fare PER gli altri,  l’organizzazione nonprofit fa CON gli altri.”  Prof. Stefano Zamagni</em></p>
<p><strong>Per questo l’attività di fundraising è da concepire non come una richiesta, ma piuttosto un’offerta. </strong><br />
L’associazione  deve saper offrire al sostenitore, potenziale ed effettivo,   l’opportunità di partecipare ad una “buona causa”; di sentirsi parte di  una comunità che, oltre a mettere in relazione gli uni con gli altri,  consente di condividere progetti con assunzione di responsabilità e  spirito di servizio verso la collettività; attività e progetti che  producano miglioramento della qualità della vita per sé e per gli altri,  nonché dei rapporti sociali.<br />
In questa ottica, appare limitativo  pensare al fundraising semplicemente come arte di convincere qualcuno a  donare per la propria causa.<br />
Il fundraiser professionale ed etico  chiede di farlo come atto di condivisione, di partecipazione, di  investimento in una causa, in un progetto socialmente utile in cui il  sostenitore si identifica.</p>
<p><strong>Coniugare valori e capacità manageriali</strong><br />
Come  si è visto in precedenza, il grosso del settore è composto da  associazioni di piccola dimensione, che assai spesso considerano il  fundraising come attività marginale ed episodica.<br />
In genere esse  pretendono dal fundraiser, sia egli una risorsa interna o esterna, il  “miracolo” di una raccolta fondi efficace e in tempi rapidi, per coprire  le urgenze o la mancanza di entrate da altre fonti.<br />
E’ questo un approccio poco “imprenditoriale” e “manageriale” inefficace se non addirittura dannoso.<br />
Ai  consiglieri, ai gruppi dirigenti di queste realtà va detto a chiare  lettere che, nell’interesse della loro organizzazione, devono modificare  il loro approccio perché, come qualunque altra attività, al fundraising  occorrono tempo, professionalità, budget di investimento, ambiente  operativo, mezzi e strumenti adeguati. Per questa ragione, il suo start  up rappresenta la fase di maggiore criticità.</p>
<p><strong>Requisiti necessari per l’impostazione e l’avvio di un’efficace strategia di fundraising:</strong><br />
-    forte integrazione tra attività istituzionali e promozionali;<br />
-     consapevolezza e condivisione del fundraising come attività  fondamentale per la vita dell’organizzazione e funzionale al  perseguimento dei suoi scopi;<br />
-    partecipazione attiva e fattivo  contributo del gruppo dirigente, dei consiglieri e dei soci disponibili a  mettersi in gioco.</p>
<p><em>“… o l’impresa  non profit intende essere efficiente e allora dovrà uniformarsi al  modus agendi di una qualunque impresa capitalistica … oppure essa  intende comportarsi in modo qualitativamente diverso ed allora dovrà  accettare l’inefficienza e perciò la non sostenibilità economica.”<br />
Il nonprofit italiano al bivio, a cura di Stefano Zamagni, Egea, 2002 – pag. 8.</em></p>
<p><strong>Criticità comuni al settore</strong><br />
1.    L’attuale e prolungata crisi:<br />
a) pesa su individui e famiglie e ne riduce la propensione a donare;<br />
b) incide su imprese e fondazioni con pesanti conseguenze sulle  erogazioni;<br />
c)  limita fortemente i finanziamenti pubblici (si pensi ai tagli alla  cooperazione) ed anche quelli della UE e delle agenzie internazionali;<br />
2.  Il recente e consistente aumento delle tariffe postali incide sui  budget e aumenta i costi delle attività di comunicazione, informazione,  sensibilizzazione, nonché di acquisizione e fidelizzazione di donatori  potenziali ed effettivi;<br />
3. Il deficit abbastanza generalizzato di  conoscenze e competenze nell’ICT – Information communication tecnology,  che concorre ad accrescere il divario competitivo.</p>
<p><strong>Al passo con il cambiamento e l’evoluzione della comunicazione</strong><br />
In  meno di dieci anni, con l’esplosione di internet e del digitale,  assistiamo ad una profonda e progressiva evoluzione della comunicazione e  dei suoi modelli. Si passa da una comunicazione unidirezionale:  one to  many &#8211; one to one; ad una comunicazione relazionale, fino ad una  comunicazione “di comunità”, soprattutto attraverso forum e social  network: many to many -  many to one.<br />
Oggi, su un’unica piattaforma,  internet, possono comunicare diversi media, favorendo processi di  interazione e un enorme incremento delle informazioni e delle conoscenze  disponibili in tempo reale. Gli utenti stessi diventano produttori /  promotori di contenuti e la rete diviene spazio di cooperazione e  scambio.<br />
<strong>Grazie  ai siti di nuova generazione e ai social network, la comunicazione  smette di essere unidirezionale e gerarchica dall’alto verso il  basso,  per diventare circolare e di comunità. </strong><br />
Il Marketing  relazionale, come evoluzione del marketing interattivo, significa  garantire: dialogo bidirezionale con il proprio pubblico di riferimento;  continuità di rapporti; allargamento delle relazioni e scambio tra  persone che si identificano nella causa; rafforzamento del senso di  appartenenza; sviluppo di comunità &#8211; comunicazione partecipativa e  partecipata (volontario/sostenitore come protagonista di comunicazione,  on e off line).<br />
Il che non significa che l’attività in internet sia di per sé esaustiva e alternativa ad altre.<br />
Il  possibile e probabile successo sta nella sinergia, complementarietà,  interazione e integrazione di tutti i mezzi, gli strumenti, le attività  promozionali e di fundraising.<br />
Il che determina la complessità dell’attuale modo di fare fundraising, profondamente mutato rispetto al passato anche recente.</p>
<p><strong>Efficacia del fundraising</strong><br />
E’ principalmente legata ad un insieme di attività promozionali e di PR, nonché allo sviluppo di un idoneo programma di <strong>acquisizione e fidelizzazione di sostenitori, individui e aziende</strong>,  opportunamente studiato e pianificato in funzione della causa e della  missione, della struttura organizzativa, dell’ambiente operativo, della  formazione dello staff e dei volontari, del budget disponibile.<br />
<strong>La  conquista di un sostenitore o di un partner è un investimento, la sua  fidelizzazione garantisce il ritorno e l’utile da reinvestire in  attività, progetti, iniziative, istituzionali e promo-istituzionali che  contribuiscano a consolidare e rinnovare il consenso e a promuovere  nuove adesioni.</strong><br />
L’investimento per la gestione del donatore è  nettamente inferiore (da 3 a 30 volte?) a quello necessario per la sua  acquisizione. Dipende dall’entità della/e sue donazioni e dal suo life  time value.</p>
<p><strong>ALCUNE DELLE EVIDENZE EMERSE DALL’INDAGINE ASSIF / SOFTLAB</strong></p>
<p><strong>Il quadro di riferimento</strong><br />
A  giudicare da quanto affermato dagli intervistati, si può aggiungere che  i problemi del fundraising in Italia, non derivano soltanto  dall’evoluzione della domanda (sia di imprese che di cittadini),  dall’incremento della concorrenza o dalla saturazione dei canali di  comunicazione, ma anche dal <strong>ritardo delle Associazioni ad affrontare le nuove necessità organizzative.<br />
</strong><br />
<strong>Il mondo del lavoro</strong><br />
Lo  scenario in cui si muove il lavoro del fundraiser si è fatto complesso:  risultato sia del particolare mondo del lavoro; sia delle  organizzazioni, in generale concentrate più sulle uscite che sulle  entrate, con una <strong>scarsa capacità di distinguere il concetto di “spesa” da quello di “investimento”</strong> con il relativo ritorno (ROI).<br />
Il  mercato non può più essere considerato “giovane” perché le cause sono  diventate molte e importanti e le organizzazioni nascono con notevole  velocità.<br />
<strong>La piramide delle organizzazioni,</strong> se si  prendono come variabile i fondi raccolti, è molto schiacciata verso il  basso: ossia è fatta di poche organizzazioni grandi e una miriade di  piccole organizzazioni. Il mercato è fatto di tantissimi attori (di cui  molti recenti) che cercano di cogliere l’attenzione del pubblico sulla  propria causa e mission, condividendo sostanzialmente le stesse  tecniche, ma con diverso grado di professionalità.</p>
<p>Alcune  osservazioni degli intervistati bene sintetizzano i caratteri salienti  dei conflitti che emergono tra i tre attori del mercato: le  organizzazioni, i sostenitori e i beneficiari dell’attività.<br />
Traspaiono, da queste osservazioni, alcune aree di sofferenza del lavoro: la <strong>competizione</strong>, che significa rincorsa continua a nuove tecniche (uso e necessità del marketing creativo); la <strong>scarsa attenzione delle organizzazioni e dei loro gruppi dirigenti</strong>,  molto coinvolti nella mission e molto meno nel perseguire obiettivi  economici di autofinanziamento e sostenibilità dei progetti; il bisogno  di un <strong>management </strong>preparato, ossia di una più profonda attenzione alla governance; l’<strong>autonomia</strong>,  come fatto positivo, ma scarsamente motivante se la struttura non è  attenta alle necessità lavorative del fundraiser; la comunicazione del  non profit è <strong>dialogo</strong> con i cittadini: non si può fare a meno delle <strong>nuove tecnologie </strong>di  comunicazione relazionale, interattiva e personalizzata; la dialettica  tra i “giovani” e i “padri del fundrasing”, non sempre è indolore:<strong> le nuove generazioni scalpitano!</strong></p>
<p><strong>L’attività di fundraising raccontata dai fundraiser</strong><br />
•    L’attività si è fatta fortemente competitiva: le raccolte  cominciano a farsi difficili, il 5X1000 è visto sostitutivo delle  donazioni, le tecniche tradizionali non funzionano più.<br />
•    Serve  grande creatività e spinta all’innovazione. Serve soprattutto che  l’organizzazione segua e sostenga la raccolta: deve finire quella  incomprensione tra fundraising e attività istituzionali che ha  caratterizzato le dinamiche delle Associazioni. Il fundraising deve  permeare tutta la struttura.<br />
•    Forse ci si concentra troppo sulle tecniche, a scapito di una visione strategica.<br />
Il fundraiser non deve limitarsi al risultato delle singole campagne, ma avere un approccio<br />
complessivo che analizzi e preveda il mercato. Il suo approccio deve essere quello di un<br />
imprenditore civile.<br />
•     Si devono superare i diversi problemi di comunicazione interna che ci  sono tra settori strategici delle ONP: marketing – comunicazione –  programma.<br />
Occorre un salto manageriale: ristabilire la governance. Deve determinarsi una forma<br />
nuova di dialogo e scambio tra finanziamenti ai progetti e strategia di entrate.<br />
•     Oggi i fundraiser si sono limitati in prevalenza a catturare i donatori  e non a seguirli sufficientemente. Occorre ricucire il rapporto con i  cittadini attraverso il dialogo.<br />
•    Accounting: cittadini e imprese  chiedono di conoscere gli esiti della loro generosità. Rispondere a  questa domanda significa crescere in professionalità, capacità di  organizzare i dati, migliorare il front end.<br />
•    Le giovani  generazioni rappresentano una risorsa, ma i “padri” del fund raising in  Italia li devono affiancare e creare un passaggio di esperienza  indispensabile: alla formazione in aula far seguire il lavoro nelle  organizzazioni: dalla teoria alla prassi.<br />
<strong><br />
Il profilo del fundraiser ideale come emerge dall’indagine<br />
</strong>- Competenze tecniche di marketing<br />
- Uso di strumenti di analisi statistica<br />
- Uso di strumenti informatici<br />
- Capacità di organizzazione<br />
- Capacità di lavoro in team<br />
- Gestione dello stress<br />
- Tendenza alle pubbliche relazioni<br />
- Saper fare networking<br />
- Saper fare ricerche, indagini<br />
- Creatività<br />
- Capacità di analisi, pianificazione e controllo<br />
- Innovativi sempre<br />
- Curiosità verso tutto quello che accade nel modo esterno<br />
- Agganci capacità di costruire e valorizzare contatti solidi e duraturi<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong><br />
Alcune conclusioni emerse dall’indagine<br />
</strong></p>
<p>Due sono le aree di particolare interesse emerse:<br />
1) la condizione lavorativa del fundraiser e la sua “solitudine”<br />
2) la constatazione che, al crescere del bisogno di fundraising, non sempre corrispondono:<br />
-    una adeguata governance<br />
-    la necessaria consapevolezza sull’importanza di tale strategia integrata all’attività istituzionale<br />
-    una cultura manageriale nell’ambito dell’organizzazione<br />
-    una struttura organizzativa e sistemi informativi adeguati</p>
<p><strong>Emerge con forza la necessità di coinvolgere in modo  strutturale il settore promozione e fundraising negli ambiti di  definizione delle scelte strategiche dell’organizzazione.<br />
</strong></p>
<p><strong>Per concludere con una nota di ottimismo e fiducia nel futuro</strong>,  sono convinto che, paradossalmente, anche la prolungata fase di crisi  economica che stiamo attraversando e i tagli al welfare contribuiranno a  valorizzare il ruolo del fundraising e dei fundraiser in ogni realtà  che voglia continuare a perseguire con successo i propri scopi “stando  sul mercato”.</p>
<p><a href="mailto:%20%3Cscript%20language=%27JavaScript%27%20type=%27text/javascript%27%3E%20%3C%21--%20var%20prefix%20=%20%27mailto:%27;%20var%20suffix%20=%20%27%27;%20var%20attribs%20=%20%27%27;%20var%20path%20=%20%27hr%27%20+%20%27ef%27%20+%20%27=%27;%20var%20addy89400%20=%20%27bc%27%20+%20%27@%27;%20addy89400%20=%20addy89400%20+%20%27beppecacopardo%27%20+%20%27.%27%20+%20%27it%27;%20document.write%28%20%27%3Ca%20%27%20+%20path%20+%20%27%5C%27%27%20+%20prefix%20+%20addy89400%20+%20suffix%20+%20%27%5C%27%27%20+%20attribs%20+%20%27%3E%27%20%29;%20document.write%28%20addy89400%20%29;%20document.write%28%20%27%3C%5C/a%3E%27%20%29;%20//--%3E%20%3C/script%3E%3Cscript%20language=%27JavaScript%27%20type=%27text/javascript%27%3E%20%3C%21--%20document.write%28%20%27%3Cspan%20style=%5C%27display:%20none;%5C%27%3E%27%20%29;%20//--%3E%20%3C/script%3EQuesto%20indirizzo%20e-mail%20%C3%A8%20protetto%20dallo%20spam%20bot.%20Abilita%20Javascript%20per%20vederlo.%20%3Cscript%20language=%27JavaScript%27%20type=%27text/javascript%27%3E%20%3C%21--%20document.write%28%20%27%3C/%27%20%29;%20document.write%28%20%27span%3E%27%20%29;%20//--%3E%20%3C/script%3E"><em><br />
Beppe Cacòpardo</em></a></p>
<p>Il fundraiser oggi, in Italia, può sentirsi un po’ meno isolato.<br />
Solo alcuni riferimenti per rompere la sua “solitudine”:<br />
<a href="http://www.assif.it/" target="_blank">www.assif.it</a><br />
<a href="http://www.festivaldelfundraising.it/" target="_blank">www.festivaldelfundraising.it,</a> alla sua 4° edizione – Castrocaro 11-12-13 maggio 2011<br />
<a href="http://www.fundraisingschool.it/" target="_blank">www.fundraisingschool.it </a>Corsi di formazione e perfezionamento<br />
<a href="http://www.agenziaperleonlus.it/index-2.html" target="_blank">www.agenziaperleonlus.it </a>Linee guida raccolta fondi &#8211; Linee guida Sostegno a distanza &#8211; Linee guida redazione bilancio sociale organizzazioni non profit</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>&#8220;ARRANGIATEVI&#8221; &#8211; PRESADIRETTA &#8211; DOMENICA 20 FEBBRAIO 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 16:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe Cacòpardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“ARRANGIATEVI” di Riccardo Iacona e di Francesca Barzini, Domenico Iannacone&#160; PRESADIRETTA DOMENICA 20 FEBBRAIO 2011 RAI TRE ORE 21.30 Il welfare è diventato un lusso che non ci possiamo permettere? L’Italia non è un Paese per poveri? La ripresa non arriva e i tagli mordono sempre più. Ogni anno con la finanziaria arrivano progressivamente meno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=821&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table width="589">
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</tr>
</tbody>
</table>
<table>
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>“ARRANGIATEVI”</strong><br />
di Riccardo Iacona<br />
e di Francesca Barzini,  Domenico Iannacone&nbsp;</p>
<p><strong>PRESADIRETTA </strong><br />
DOMENICA 20 FEBBRAIO  2011<br />
RAI TRE ORE 21.30</p>
<p><strong>Il welfare è diventato un lusso che non ci  possiamo permettere? L’Italia</strong><br />
<strong> non è un Paese per poveri? La ripresa non  arriva e i tagli mordono sempre</strong><br />
<strong> più.</strong></p>
<p>Ogni anno con la finanziaria  arrivano progressivamente meno e meno<br />
soldi per il “fondo sociale”. Il  Governo ha respinto l&#8217;emendamento<br />
proposto dalle Regioni per il Fondo per la  &#8220;non autosufficienza”.</p>
<p>Riccardo Iacona è andato con le telecamere di  “PRESADIRETTA” a<br />
Napoli. In Campania la disoccupazione generale è al  40%.<br />
Solo li’ stanno per fallire 200 cooperative sociali, 20mila  lavoratori<br />
perderanno il lavoro: la Regione, il Comune e le Asl non sono più  in<br />
grado di pagare per i servizi che fornivano. Chi da anni si fa carico  di<br />
alleviare l’enorme disagio sociale sta aspettando 500 milioni di euro  in<br />
arretrati.</p>
<p>Le cooperative sociali compiono un’importante opera di  prevenzione<br />
della devianza e della criminalità. Senza il loro contributo il  conto<br />
arriverà con gli interessi fra qualche anno perché sono un  mezzo<br />
indispensabile di contrasto alla camorra che recluta proprio là dove  lo<br />
Stato non arriva.<br />
In Campania e non solo, le famiglie italiane dopo 4  anni di crisi<br />
economica sono allo stremo e il cuscinetto costituito dallo  stato sociale è<br />
sempre più sottile.</p>
<p>Nella puntata “ARRANGIATEVI”  parleremo anche della mancata<br />
applicazione della legge 180, la legge che ha  abolito i manicomi. In 30<br />
anni non sono state create abbastanza strutture  alternative come le<br />
comunità e le casa famiglia. A portarne il peso chi  soffre di disagio<br />
psichico e le famiglie lasciate sole.<br />
Vi faremo invece  vedere come funzionano le cose dove la legge è stata<br />
interpretata in modo  corretto.</p>
<p>Un racconto di Riccardo Iacona con Sabrina Carreras e Vincenzo  Saccone</p>
<p>Per informazioni: Liza Boschin<br />
PRESADIRETTA<br />
<a href="mailto:liza@boschin.com">liza@boschin.com</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>SE NON ORA QUANDO?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 18:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe Cacòpardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[13 febbraio 2011]]></category>
		<category><![CDATA[mobilitazione nazionale delle donne]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; mobilitazione nazionale delle donne clicca qui per firmare l&#8217;appello Filed under: Articoli e interventi Tagged: 13 febbraio 2011, mobilitazione nazionale delle donne<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=808&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_809" class="wp-caption aligncenter" style="width: 344px"><img class="size-full wp-image-809" title="senonora-disegnomini" src="http://beppecacopardo.files.wordpress.com/2011/02/senonora-disegnomini.jpg?w=334&#038;h=333" alt="SE NON ORA QUANDO?" width="334" height="333" /><p class="wp-caption-text">DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011</p></div>
<h1 style="text-align:center;"></h1>
<p style="text-align:center;">&nbsp;</p>
<h1 style="text-align:center;"><a href="http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/" target="_blank"><span style="color:#800080;">mobilitazione nazionale delle donne</span></a></h1>
<h2 style="text-align:center;"><span style="color:#888888;">clicca </span><a href="http://www.petizionepubblica.it/PeticaoAssinar.aspx?pi=Mobdonne" target="_blank"><span style="color:#800080;">qui</span></a><span style="color:#888888;"> per firmare l&#8217;appello</span></h2>
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		<title>SUL FILO DELLA COSTITUZIONE &#8211; SERATA IN RICORDO DI ROBERTO FRANCESCHI &#8211; 24 GENNAIO 2011</title>
		<link>http://beppecacopardo.wordpress.com/2011/01/19/sul-filo-della-costituzione-serata-in-ricordo-di-roberto-franceschi-24-gennaio-2011/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 16:56:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe Cacòpardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[carta costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Roberto Franceschi onlus]]></category>
		<category><![CDATA[roberto franceschi]]></category>

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		<description><![CDATA[In ricordo di Roberto Franceschi Filed under: Articoli e interventi Tagged: carta costituzionale, costituzione, Fondazione Roberto Franceschi onlus, roberto franceschi<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=793&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-794" href="http://beppecacopardo.wordpress.com/?attachment_id=794"></a></p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:center;">
<dl class="wp-caption aligncenter">
<dt class="wp-caption-dt"><a rel="attachment wp-att-797" href="http://beppecacopardo.wordpress.com/2011/01/19/sul-filo-della-costituzione-serata-in-ricordo-di-roberto-franceschi-24-gennaio-2011/locandina24gennaio11-pdf/"><img class="size-large wp-image-797" title="Sul filo della Costituzione - Milano 24 gennaio 2011 - Università Bocconi" src="http://beppecacopardo.files.wordpress.com/2011/01/locandina24gennaio11-pdf.jpg?w=277&#038;h=400" alt="" width="277" height="400" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">In ricordo di Roberto Franceschi</dd>
</dl>
</div>
<br />Filed under: <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/category/articoli-e-interventi/'>Articoli e interventi</a> Tagged: <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/carta-costituzionale/'>carta costituzionale</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/costituzione/'>costituzione</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/fondazione-roberto-franceschi-onlus/'>Fondazione Roberto Franceschi onlus</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/roberto-franceschi/'>roberto franceschi</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/beppecacopardo.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/beppecacopardo.wordpress.com/793/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/beppecacopardo.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/beppecacopardo.wordpress.com/793/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/beppecacopardo.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/beppecacopardo.wordpress.com/793/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/beppecacopardo.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/beppecacopardo.wordpress.com/793/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/beppecacopardo.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/beppecacopardo.wordpress.com/793/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/beppecacopardo.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/beppecacopardo.wordpress.com/793/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/beppecacopardo.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/beppecacopardo.wordpress.com/793/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=793&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>5X1000: IL GOVERNO ACCOGLIE L’ORDINE DEL GIORNO DEL SENATORE LUIGI LUSI</title>
		<link>http://beppecacopardo.wordpress.com/2010/12/08/5x1000-il-governo-accoglie-l%e2%80%99ordine-del-giorno-del-senatore-luigi-lusi/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 16:42:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Beppe Cacòpardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[5x1000]]></category>
		<category><![CDATA[associazioni e organizzazioni nonprofit]]></category>
		<category><![CDATA[decreto milleproroghe]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Accolto l&#8217;ordine del giorno che prevede lo stanziamento di altri 300 milioni per il cinque per mille nel primo decreto legge in corso di emanazione&#8221;, presentato dal senatore del Pd Luigi Lusi, Vice Presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama. &#8220;Il governo &#8211; ha precisato Lusi &#8211; ha accolto il nostro odg alla Legge di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=790&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Accolto l&#8217;ordine del giorno che prevede lo stanziamento di altri 300 milioni  per il cinque per mille nel primo decreto legge in corso di emanazione&#8221;,  presentato dal senatore del Pd Luigi Lusi, Vice Presidente della Commissione  Bilancio di Palazzo Madama.</p>
<p>&#8220;Il governo &#8211; ha precisato Lusi &#8211; ha accolto il nostro odg  alla Legge di Stabilità impegnandosi a destinare, per l&#8217;anno 2011, nel primo  decreto legge emanando, una ulteriore quota pari a 300 milioni di euro alla  proroga della liquidazione della quota del cinque per mille dell&#8217;Irpef. Mentre  alla Camera il Governo si era impegnato senza un &#8216;termine temporale&#8217; di  riferimento, al Senato abbiamo ottenuto l&#8217;impegno che lo stanziamento avverrà  subito&#8221;.</p>
<p>Non ci resta che aspettare il decreto Milleproroghe!</p>
<br />Filed under: <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/category/articoli-e-interventi/'>Articoli e interventi</a> Tagged: <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/5x1000/'>5x1000</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/associazioni-e-organizzazioni-nonprofit/'>associazioni e organizzazioni nonprofit</a>, <a href='http://beppecacopardo.wordpress.com/tag/decreto-milleproroghe/'>decreto milleproroghe</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/beppecacopardo.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/beppecacopardo.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/beppecacopardo.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/beppecacopardo.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/beppecacopardo.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/beppecacopardo.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/beppecacopardo.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/beppecacopardo.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/beppecacopardo.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/beppecacopardo.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/beppecacopardo.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/beppecacopardo.wordpress.com/790/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/beppecacopardo.wordpress.com/790/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/beppecacopardo.wordpress.com/790/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=beppecacopardo.wordpress.com&amp;blog=1194037&amp;post=790&amp;subd=beppecacopardo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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