Pubblicato da: Beppe Cacòpardo | 8 novembre 2008

FUNDRAISING: BEN OLTRE LA RACCOLTA FONDI – 2a PARTE

– segue dalla 1a parte –

IL NONPROFIT COME “MERCATO COMPETITIVO”

Negli ultimi venti anni, abbiamo assistito a un impetuoso sviluppo qualitativo e quantitativo del cosiddetto Terzo Settore, che ha accresciuto il suo peso e ruolo agli occhi della società e delle istituzioni, per la sua capacità di fornire risposte concrete ai bisogni complessi di una società avanzata come la nostra, a cui lo Stato e il settore privato offrono risposte spesso insufficienti e troppo costose.
“Nel 2006 il Terzo Settore esprimeva il 3,5% dell’occupazione nazionale, pari a 800mila posti di lavoro ed era costituito per il 36% da organismi e imprese a prevalente orientamento al mercato… 21.000 organizzazioni di volontariato e 235.000 organismi nonprofit, di cui circa 7.500 cooperative sociali e quasi 4.000 fondazioni operative miste” (Dati UNIONCAMERE – 29 novembre 2007).

In questo contesto, ogni organizzazione che voglia perseguire con successo i propri scopi deve necessariamente qualificare la propria azione al servizio della collettività.
Non c’è spazio per l’improvvisazione, è decisivo assumere una “cultura di impresa” in grado di coniugare valori e capacità manageriali, nel perseguire efficienza organizzativa e gestionale, efficacia nei risultati, etica e trasparenza nelle scelte e nei comportamenti.

Come si vede, la sfida è alta anche per quanto concerne l’attività di comunicazione e fundraising. La sfida è raccogliere consenso, adesioni e fondi, trasmettendo valori, principi e tradizione in modo etico, creativo, innovativo; sperimentando nuovi media; utilizzando linguaggi e stile di comunicazione che sappiano rivolgersi in modo appropriato ai diversi target di riferimento, chiamati a condividere la causa e a sostenerne le attività.

Come si vede, pur nella diversità, si notano crescenti analogie tra impresa profit e nonprofit, per la quale l’autofinanziamento costituisce obiettivo strategico. Oltre alla natura del prodotto, la vera differenza tra impresa profit e nonprofit non sta tanto nella necessità di produrre utili, verso cui entrambe tendono, quanto nella loro distribuzione e re-investimento.

Un tale approccio è tra i fattori che concorrono a determinare maggiore dialogo e collaborazione tra impresa profit e nonprofit. Un incontro che deve necessariamente poggiare su basi etiche, oltre che professionali, inteso non tanto e non solo come filantropia, ma come scambio.
Il che contribuisce a generare una maggiore propensione alla responsabilità sociale da parte di imprese che avvertono la necessità di tendere a un “giusto” profitto anziché alla sua massimizzazione, talvolta a scapito della collettività.
Su questo tema, pure importante, non intendo soffermarmi, anche se è entrato prepotentemente nella strategia di molte associazioni.

Voglio concludere con un cenno sul prevedibile scenario entro cui si colloca l’attività di fundraising nelle prossime settimane e mesi. Uno scenario caratterizzato purtroppo dalla perdurante ed acuta crisi che attraversiamo che avrà negative ricadute anche sulla “propensione a donare” da parte di sostenitori, effettivi e potenziali.
I segnali ci sono tutti, e non da ora. E riguardano strumenti più tradizionali, come il direct mail, che ha fatto e continua a essere lo strumento più efficace di raccolta di adesioni per molte associazioni; così come gli strumenti più innovativi, come gli SMS solidali, i cui contributi si sono dimezzati, passando dai 42 milioni del 2006, frutto di 68 iniziative di solidarietà,  ai 21 milioni del 2007, ricavato di 62 campagne (Fonte Agenzia DIRE).

Le possibili risposte a questa difficile situazione sono sintetizzate in pochi concetti:
aggiornamento e formazione, diversificazione, integrazione, interazione e…testare, testare, testare attività, mezzi e strumenti di comunicazione e fundraising.
E’ il suggerimento che mi sento di offrire ai lettori impegnati nel settore nonprofit, con l’auspicio che le difficoltà spingano non a ridurre, ma anzi ad accrescere lo sforzo di innovazione che deve caratterizzare il settore in ogni sua espressione. Oggi e in prospettiva.

– Fine –

N.B.

Questa parte dell’ articolo è stata pubblicata su “YES MAGAZINE” – n. 63 – periodico edito da ADDRESSVITT.

Il testo completo è stato pubblicato anche su ProfessionEtica.

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