Pubblicato da: Beppe Cacòpardo | 27 novembre 2008

A PROPOSITO DI OBAMA E DEL WEB 2.0

Ecco il mio commento all’articolo di Fabio Latino sul sito di Vita http://blog.vita.it/nonprofitduepuntozero/2008/11/15/obama-continua-sul-20-e-da-noi-non-si-puo-far-nulla/. Per qualche magia … del web 2.0 (a proposito…) non risulta pubblicato… rimedio subito!

L’innovazione tecnologica è (o dovrebbe essere) al servizio di persone e Buone Cause.
Da sola non basta, da sola non vince!
D’altra parte, perdono anche le Buone Cause, non sorrette da capacità manageriali, creatività e competenze sul corretto utilizzo degli strumenti e dei mezzi, sia tradizionali che innovativi.
Quelle di Paolo Ferrara sono risposte tecnicamente convincenti. In verità, il “trabocchetto” sta nella domanda. Mi spiego: il successo di Obama nell’azione di fundraising online è il risultato di molti fattori convergenti. Con Bush è finita l’epoca del liberismo sfrenato e privo di controllo, iniziata con Ronald Reagan e Margaret Thatcher. George W. Ha avuto il “merito” di concluderla (e spero affossarla) nel peggiore dei modi. Questo ha influito non poco nell’adesione alla proposta politica di Obama, soprattutto da parte dei giovani e dei liberal americani.
Quindi, primo fattore: valutazione del contesto, analisi dei bisogni.
Secondo fattore: la Causa, la Mission, la Vision. E’ bastato che quelle di Obama fossero opposte a quelle dell’establishment al potere, che ha prodotto la catastrofe della guerra e, soprattutto, della crisi. Non dimentichiamo che il “leale” John McCain era in testa nei sondaggi (per quello che possono valere), prima che la crisi finanziaria ed economica esplodesse in tutto il suo fragore.
Terzo fattore: la squadra, coesa, affiatata, intelligente.
Quarto fattore: la strategia vincente, coerente e applicata alla buona Causa, all’efficace Mission, alla corretta Vision.
Quinto fattore, forse il primo in ordine di importanza: il personaggio e il suo carisma, la sua capacità comunicativa.
Sesto fattore: i contenuti e lo stile della sua comunicazione, coerenti con il suo disegno e la sua strategia politica, positivi e rispettosi dell’avversario, almeno per quanto ne sappiamo.
Le sue scelte di oggi, quel suo saper cooptare anche gli avversari, a cominciare da Hilary Clinton, affiancandoli ai suoi amici più fidati, è la prova provata che il suo disegno era chiaro anche in campagna elettorale, quando, non a caso, non ha mai sferrato colpi bassi, neppure in risposta a quelli incassati.
Settimo fattore: la capacità di coinvolgimento, di tutti e di ciascuno; i volontari del passaparola, del porta a porta; i tanti piccoli donatori, distanti dalle lobby economiche e di potere, convinti che il loro piccolo contributo rappresentasse un segno di partecipazione diretta e di investimento su Obama, come unico rappresentante in grado di garantire il ritorno sull’investimento. Ritorno che sta nella rinnovata speranza e fiducia nel futuro, prima ancora che in un immediato cambiamento che, se avverrà,  sarà complesso e a lungo termine.
Ottavo fattore: la parola d’ordine “yes, we can”, insieme possiamo. Parola d’ordine immediata ed efficace, semplice, serena, sincera.
Nono fattore: gli strumenti di comunicazione, tra cui internet e i social network, con la loro capacità non già di sostituire il rapporto umano e interpersonale, ma di integrarlo, completarlo, renderlo possibile ad una quantità smisurata di persone che si sono identificate come tali, prima ancora che come supporter.
Da ultimo, ma non per ultimo: l’investimento nella fase di start up, senza il quale qualunque impresa si ridimensiona o è destinata a fallire.
Sicuramente ci saranno altri fattori alla base del successo di Obama. Qui però mi fermo perché credo si sia capito il senso delle mie considerazioni. In sintesi, la scelta dei mezzi e degli strumenti è la risultante di un processo molto più ampio e articolato. Da soli essi non bastano, non sono risolutivi, né negli USA, né per la migliore delle Cause di casa nostra. E tra queste, soprattutto oggi, purtroppo, e mi rammarica molto, non ci metto la politica. Per quanto mi riguarda non vedo all’orizzonte una cultura politica, tanto meno un personaggio, che possa minimamente riprodurre in Italia il “fenomeno” Obama. L’outsider vincente è davvero difficile trovarlo nel paese dei raccomandati, degli accasati, delle cordate. Soprattutto finché il finanziamento della politica resta quasi esclusivamente pubblico.

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Responses

  1. Grazie Beppe 🙂 il commento non risultava pubblicato perché i commenti al blog sono moderati e nel momento in cui l’hai inviato ero in viaggio. L’ho autorizzato appena mi sono riconnesso.


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