Pubblicato da: Beppe Cacòpardo | 15 maggio 2009

UNO SPUNTO DI RIFLESSIONE SULLA COMUNICAZIONE SOCIALE

Riporto il seguente articolo che ritengo fornisca alcuni spunti di riflessione sulla comunicazione sociale. Ho evidenziato le parti che – a mio parere – centrano il problema.

Crisi dei valori nella comunicazione sociale

7/5/2009

In Italia si moltiplicano le campagne di comunicazione sociale, ce ne sono troppe, la maggior parte sono costruite secondo stereotipi e non secondo gli obiettivi della singola campagna, non in base al target di riferimento e ai valori che si vogliono trasmettere.

Purtroppo ad un gran numero di campagne sociali non corrisponde altrettanta voglia di innovare e sperimentare nuovi strumenti di comunicazioni. Sono infatti ancora troppo poche le organizzazioni disponibili a cercare modalità di comunicazione alternative, diverse dagli standard. Per trovare esempi di nuovi linguaggi e nuovi canali dobbiamo guardare altri Paesi dove invece, proprio grazie alla creatività delle Organizzazioni Non Profit e delle loro agenzie di comunicazione, nascono campagne innovative.  Eppure in Italia sono presenti circa 250.000 ONP (Organizzazioni Non Profit): un mercato “affollato” dove la concorrenza è un problema reale. Questo fatto dovrebbe, in teoria, stimolare la ricerca del nuovo: le organizzazioni sanno infatti che è necessario non solo comunicare bene i propri valori, evidenziare i fattori distintivi, sottolineare la trasparenza della gestione dei fondi, ma diventa importante trovare nuovi modi per attirare l’attenzione di un cittadino sempre più distratto, preoccupato per la situazione economica, “bombardato” da migliaia di messaggi sociali e commerciali.

Sappiamo che anche il concetto di comunicazione sta profondamente cambiando: si è passati dal “comunicare a” al “comunicare con” fino ad arrivare a far diventare il cittadino co-autore del messaggio pubblicitario. Quindi, per coinvolgere in modo più diretto il cittadino o consumatore, accanto agli spot televisivi, ai mailing, agli eventi, si inizia a parlare di modalità di comunicazione “non convenzionali”. Tra gli addetti ai lavori si discute, per esempio, su come utilizzare le nuove tecniche definite guerrilla, emotional, street marketing: modalità nuove per colpire il pubblico in modo imprevisto, inusuale, “spiazzante”.

Ma lo strumento innovativo non basta: “dietro” devono esserci buone idee, organizzazioni efficienti, strategie ben articolate. Come sappiamo, una campagna originale non è sufficiente a raccogliere consensi duraturi, a migliorare la raccolta fondi, a consolidare la reputazione dell’organizzazione.

Un consiglio! Ogni Organizzazione Non Profit dovrebbe chiedersi, quando decide di realizzare un progetto di comunicazione: la campagna sarà in grado di contribuire a quel cambiamento del mondo a cui la comunicazione sociale dovrebbe sempre tendere? Grazie alla campagna il messaggio sarà capace di creare un ambiente nel quale “insieme” si trovano soluzioni ai problemi?

Domande complesse a cui, sappiamo, non è semplice rispondere. Ma se è vero che la nostra non è solo una crisi economica e finanziaria ma è una crisi di valori, la comunicazione sociale potrebbe davvero essere uno strumento per dare voce alla società nel suo complesso, per promuovere comportamenti positivi, per raggiungere obiettivi di crescita comuni. Potrebbe forse aiutare anche la comunicazione commerciale a trovare nuove strade.

(tratto da Magazine di FERPI)
Edi Florian
“Immagine e Reputazione”

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