Pubblicato da: Beppe Cacòpardo | 19 aprile 2012

VERSO IL NUOVO WELFARE

Post su http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/fund-raising-e-welfare-sociale-la-societa-corre-piu-veloce-del-fund-raising/?goback=.gde_2541673_member_107753015

La grave e perdurante crisi economica che il Paese attraversa non ha origini recenti. Da almeno 15 anni, l’Italia cresce poco e comunque meno degli altri Paesi a “capitalismo avanzato”, sotto il peso di un debito pubblico esorbitante, afflitta da debolezze strutturali del suo sistema economico e industriale.
Rilancio e sviluppo economico, pur necessari, rischiano di rimanere una risposta parziale, se non accompagnata da efficaci interventi sul piano sociale. Ai crescenti bisogni si contrappone la drastica riduzione delle risorse pubbliche disponibili e, in particolare dall’agosto scorso, la mannaia di manovre economiche pesantissime soprattutto per le famiglie e per la parte più debole della popolazione.
Da qui, e non da oggi, trae origine e si rafforza la necessità e l’urgenza che il Terzo Settore consolidi il proprio protagonismo nella ridefinizione del nuovo Welfare, nel quadro del principio di sussidiarietà orizzontale, accantonato piuttosto brutalmente dal governo dei professori, focalizzati sulla antica visione dell’economia bipolare pubblico/privato, con l’esclusione di quel privato sociale, considerato puramente marginale. Eppure l’articolo 118 della Costituzione sancisce che: “…Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.”
Sono trascorsi pochi mesi da quando, nel corso delle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, il Professor Stefano Zamagni affermava:
“…La novità è di pensare un modo di articolare il dialogo fattivo tra le tre sfere di cui si compone la nostra società: ente pubblico, business community del mondo dell’imprese e infine la sfera della società civile organizzata. Fino ad ora questo non era stato tentato. Se noi guardiamo i risultati, fino ad ora si cercava di stabilire i rapporti tra l’una e l’altra, ma non tra tutte e tre le sfere.”
A mio modo di vedere, tale affermazione rappresenta il modello teorico di riferimento su cui poggia lo sviluppo dell’economia civile, come possibile risposta alla crisi che il Paese sta attraversando e come base per la costruzione del nuovo welfare sociale, partendo dai bisogni del territorio. Occorre che il Terzo Settore nel suo insieme diventi finalmente consapevole del ruolo che può e deve svolgere dentro la crisi, quale attore in grado di garantire inclusione e coesione sociale. Come? Partendo dal territorio e dalla comunità di appartenenza; dialogando e stringendo alleanze con imprese, enti e istituzioni locali; facendo rete e sistema tra associazioni per dare risposte concrete a vecchi e nuovi bisogni della collettività; puntando alla propria efficienza ed efficacia organizzativa e gestionale; alla sostenibilità dei progetti; alla trasparenza economico-finanziaria; contribuendo a costruire cittadinanza attiva e a ristabilire un clima di maggiore speranza e fiducia nel futuro, basato sulla solidarietà e la partecipazione. Per quanto mi riguarda, il fundraising come strategia complessa, coordinata, continuativa, integrata all’attività istituzionale è del tutto funzionale al processo di sviluppo che qui ho tentato di indicare.

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