Pubblicato da: Beppe Cacòpardo | 26 gennaio 2013

CUI PRODEST FURLANETTO?

Condividendoli, riporto qui alcuni tra i principali commenti al libro di Valentina Furlanetto “L’industria della carità”:

http://www.quinonprofit.it/?p=3816

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/22/lindustria-della-carita-o-delle-bufale/477370/

http://www.agire.it/it/mediaroom_agire/news_agire_onlus/newsDetail.html?DETTAGLIO=ff8080813c445173013c5dd75b910008&page=1

http://www.huffingtonpost.it/konstantinos-moschochoritis/unoccasione-persa_b_2502500.html?utm_hp_ref=italy

http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/fundraiser-questo-sconosciuto/?goback=.gde_3859694_member_207428009

http://elenazanella.wordpress.com/2013/01/16/sparate-pure-sulla-croce-rossa/

Non capisco quali siano le ragioni e quali gli scopi che abbiano mosso Valentina Furlanetto a scrivere e pubblicare il suo libro “L’industria della carità”. Se voleva suscitare un dibattito e un confronto sui limiti delle Ong e del nonprofit in generale, non solo non vi è riuscita, ma ha colto il risultato opposto. Lungi dal portare una critica costruttiva, con le sue generalizzazioni e superficialità, il libro genera solo difesa ad oltranza degli addetti ai lavori e rischia di alimentare gratuito qualunquismo, per la gioia di Libero, quotidiano non certo nuovo nel gettare discredito sul settore (vedi articolo di Francesco Borgonovo del 16 gennaio scorso).

Premetto che il mio approccio non era affatto prevenuto. Non mi nascondo infatti i limiti del settore, la sua eccessiva frammentazione e autoreferenzialità; la sua scarsa propensione all’innovazione; la mancanza di volontà di collaborare e cooperare tra associazioni per la realizzazione di obiettivi comuni, che assicurino maggiore e migliore impatto sociale.

Fin dalla lettura delle sue prime pagine mi sarei aspettato di meglio da una giornalista che da oltre dieci anni fa parte della redazione di Radio 24 – il Sole 24 Ore, che si è occupata prevalentemente di economia e temi sociali, che ha condotto trasmissioni radiofoniche dedicate al nonprofit. Per fortuna Valentina Furlanetto dichiara “di aver sempre coltivato simpatia per queste associazioni, così come ho sempre ammirato le persone che si dedicano agli altri”. La sua rappresentazione del settore risulta denigratoria e a senso unico. Mi chiedo perché dare tanta enfasi alle parole di uno che definirei squilibrato “e poi, ragazze – dice sfoderando il più glorioso dei suoi sorrisi – vi immaginate che effetto fa una storia così sui donatori? La sparatoria sull’ambulanza vende, eccome se vende. Statene sicure.” e non contrapporvi parole e testimonianze dei tanti volontari che operano in condizioni di estrema difficoltà, con passione, dedizione, rispetto per i beneficiari. Senza nominare i tanti che hanno sacrificato la propria vita per il bene degli altri, penso ai medici del Cuamm, a quelli di Medici Senza Frontiere o, per citare realtà meno dimensionate che conosco da vicino, ai medici volontari di Emergenza Sorrisi o a quelli impegnati nel progetto “Cuore di bimbi” della Fondazione Aiutare i Bambini. A questo proposito, invito Valentina a guardarsi il Videoreportage sul sito della Fondazione “In Asia batte un cuore italiano”, realizzato durante la missione di medici italiani volontari in Uzbekistan.

Altro aspetto su cui mi soffermo, conoscendolo molto bene, riguarda l’incremento dei costi di promozione e comunicazione in particolare nel 2010. Valentina Furlanetto dovrebbe sapere che letteralmente dall’oggi al domani, cioè dalla sera del 31 marzo al mattino del 1° aprile 2010, le tariffe postali per le Organizzazioni nonprofit aumentarono del 500%. A una giornalista che fa parte della redazione di Radio 24 – Il Sole 24 ore non dovrebbe essere sfuggita la notizia, nè la lunga battaglia ingaggiata dal Nonprofit, purtroppo senza grandi risultati. Bastava chiedere informazioni a Elio Silva, che questa vicenda ha seguito fin dal primo momento con la consueta e scrupolosa professionalità.

Sui costi della promozione, non nego alcuni eccessi. In generale però, se c’è una critica da muovere al settore è la carenza di comunicazione e la scarsa capacità di comunicare bene. Per molti anni, e in parte tuttora, uno dei limiti delle Ong, oggetto delle attenzioni della giornalista, è stata la scarsa azione di informazione, sensibilizzazione, educazione nei confronti dell’opinione pubblica e segnatamente dei giovani. Il che ha generato un deficit di conoscenza, condivisione e partecipazione ai progetti di cooperazione allo sviluppo. La storia non si fa né con i se né con i ma. Tuttavia ho motivo di ritenere che se questa azione fosse stata condotta per tempo e con determinazione, a cominciare dalle scuole, avremmo meno manifestazioni di intolleranza, maggiore rispetto di altri popoli e migliore cultura e politiche dell’accoglienza.

Infine, circa l’affermazione che il fundraiser “E’ la versione patinata e tecnologicamente avanzata della vecchina che in chiesa raccoglie le offerte”, fermo restando il dovuto rispetto per la “vecchina” che, a differenza della Furlanetto, fa bene il suo “mestiere”, faccio mia la risposta di Federica De Benedittis: ” Con sole cinque righe, l’autrice è riuscita a spazzare via gli ultimi dieci anni di lavoro (io direi almeno 20), di chi con passione e dedizione lavora per fare crescere i progetti delle organizzazioni non profit, per consentire ai donatori di investire nella comunità per renderli partecipi e attori di un cambiamento sociale, per dare loro la gioia di donare per alleviare i disagi e le sofferenze dei più vulnerabili.”

Aggiungo solo, a beneficio della Furlanetto, che fare fundraising, professionale ed etico, significa informare, sensibilizzare, educare, promuovere cultura della solidarietà, della trasparenza, della partecipazione. Il fundraising è uno dei principali canali di autofinanziamento, che garantisce la sostenibilità di attività e progetti di utilità sociale che altrimenti verrebbero meno.

Infine, il fundraising concorre a difendere, consolidare e sviluppare un settore che, giorno dopo giorno, grazie all’infaticabile lavoro, forse non di tutti, ma di tantissimi, contribuisce a tenere in piedi il sistema welfare, nonostante i pesanti e continui tagli cui è stato ed è soggetto.

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Responses

  1. […] e di argomentare che a lei sembrerà di leggere in cirillico (potete verificarlo direttamente qui e sugli altri post […]

  2. […] Beppe Cacòpardo […]

  3. Testolina, sei male informato. Io ho dato le dimissioni dal CCS che mi furono rifiutate nel dicembre 2006 e poi accettate su mia richiesta nel gennaio 2007 (la documentazione e’ a tua disposizione). Riguardo alla transazione, spiegata nel mio blog, riguarda la causa di lavoro in corso.
    Sulla vicenda giudiziaria, il tribunale mi ha assolto perché il fatto non sussiste, più di così.
    Nel merito delle questioni non entriamo mai, brava la Contri, auto blu, super pensioni, e Italbrokers.
    Enrico.crespi@wordpress.com

    • Per correttezza ho doverosamente pubblicato la precisazione di Crespi, ma, come ho scritto sul mio post odierno, ribadisco che la discussione sul mio blog in merito a Furlanetto e dintorni è definitivamente chiusa.


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