Pubblicato da: Beppe Cacòpardo | 10 giugno 2013

“FATE TESTAMENTO PER NOI” – UNA CAMPAGNA LASCITI CHE FA DISCUTERE

Sul quotidiano La Repubblica di venerdì 7 giugno, a pagina 23, Concita De Gregorio firma l’articolo: “Fate testamento per noi” quelle lettere di Radio Maria agli ascoltatori più anziani. Il pezzo trae spunto dall’intervista al figlio di una signora ultra novantenne, assidua ascoltatrice dell’emittente, che tempo fa aveva ricevuto un questionario accompagnato da una lettera del direttore Livio Fanzaga, di cui vengono riportati alcuni stralci: “milioni di persone come te e come me ogni giorno sperano, gioiscono e si consolano ascoltando Radio Maria… un lascito testamentario, anche piccolo, è un atto d’amore”. L’articolo fa inoltre riferimento ad alcune domande e affermazioni contenute nel questionario, peraltro non virgolettate, del tipo:

  • Condividi l’idea che Radio Maria ti informi sui lasciti testamentari?
  • Non danneggi i tuoi familiari, non temere, a loro spetterà comunque una quota.
  • Sai che per fare un testamento olografo basta un foglio bianco, scritto di tuo pugno, datato e firmato?
  • Quali dubbi potresti avere rispetto alla decisione di fare testamento in favore di Radio Maria? Pensi che costi, non hai un notaio, non hai chi ti aiuti?
  • Allora, possiamo inviarti una guida ai lasciti testamentari, uno snello opuscolo.
  • Oppure, una persona di Radio Maria può contattarti direttamente. Dicci a che numero di telefono e a che ora. Lascia i tuoi dati anagrafici, spedisci tutto mettendo questi fogli nella busta allegata e preaffrancata.
  • Il bollettino di conto corrente è in più, se volessi fare una donazione subito.

Come è noto, la campagna lasciti e donazioni, se ben costruita e coordinata nel tempo, può rappresentare una delle principali fonti di finanziamento di attività e progetti di molte associazioni. Per sua natura e per l’argomento che tratta, è un’attività complessa, da realizzare con gradualità, in un crescendo di iniziative, la cui efficacia è legata alla corretta individuazione del target più idoneo, dei contenuti, dello stile di comunicazione, degli obiettivi e degli strumenti di comunicazione. Dalla seppur limitata descrizione che ne fa l’articolo, mi pare che la campagna di mass marketing promossa da Radio Maria sia del tutto  inappropriata. Ogni attività di fundraising va attentamente ponderata e sviluppata. Ciò vale in particolare per la campagna lasciti e donazioni, considerando la delicatezza del tema che affronta. In caso contrario, può rivelarsi un boomerang per chi la realizza, con ricadute negative, prima di tutto, sulla propria organizzazione, ma anche su campagne di altre organizzazioni, anche se costruite con professionalità e competenza.

Che ne pensate?

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-07/radiomaria-chiede-ascoltatori-fate-102439.shtml?uuid=AbbdAw2H

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/06/07/lettere-da-radio-maria-lasciateci-vostri-beni.html?ref=search

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Responses

  1. caro Beppe, penso e so che la campagna di Radio Maria è stata fatta secondo i soliti canoni con cui ne sono state fatte per tante altre organizzazioni non profit (ma alle altre non è stato detto nulla!!! Come non mi pare che nessuno abbia mai obiettato su quelli che vanno nelle case alle nove di sera per far sottoscrivere un rid, stimolando molte volte anche l’idea di un lascito). La signora Concitta De Gregorio per perseguire i suoi biechi scopi carrieristici ha travisato le cose … questa è come al solito mala-informazione (e aggiungo: come è solita fare la sinistra!!) … la signora, come spesso fanno i giornalisti, non ha approfondito veramente la questione su cui ha scritto… solo per fare uno scoop sulla pelle degli altri.. e i poveri lettori ci cascano come allocchi … Questo caso, che conosco bene, mi fa capire come funziona (male) l’informazione oggi … Quindi ti chiedo di informarti bene anche tu prima di avvalorare false informazioni e mal interpretare un lavoro fatto in modo professionale, anche se poi uno può o meno condividerlo. ciao Claudia

    • Cara Claudia, non vedo cosa c’entri la destra o la sinistra in un confronto tutto improntato allo scambio di opinioni e valutazioni su un’azione di fundraising particolarmente delicata quale è la campagna lasciti, legati e donazioni. A parte la strumentalità che tu scorgi nell’articolo di Concita De Gregori (hai sicuramente più elementi di me per giudicare), i punti che sottolineo nel mio post sono altri: non credo opportuna un’operazione di mass marketing, personalizzata, su un tema così delicato. In genere, la comunicazione sull’argomento è di taglio educativo e informativo, più che persuasivo. Non ho nulla da eccepire e anzi concordo sul fatto che Radio Maria sia legittimata a realizzare una campagna lasciti, con molta più attezione di qualunque altra organizzazione alla strategia di comunicazione, alla valutazione del media, la radio appunto, alla natura dei suoi ascoltatori e delle sue ascoltatrici, in riferimeto soprattutto all’età prevlente e alla loro condizione. Spero che il dibattito prosegua, franco, sereno e costruttivo, anche in altre sedi, per esempio in Assif. Perché il confronto, lo scambio di esperienze è linfa vitale per il nostro sviluppo professionale e per ridurre il rischio di errori. Con affetto, Beppe

  2. Caro Beppe, cari colleghi, intanto grazie per aver sollevato il problema. Volevo farlo io, e trovavo inappropriato il silenzio dei fundraiser. Molti di voi conoscono la mia laicità, e potete immaginare quanta poca simpatia io nutra per realtà quali Radio Maria, campionario di fanatismo e gretta ignoranza, o peggio per il suo direttore, Livio Fanzaga, ammiratore del berlusconismo, il cui scemenzaio è ben testimoniato sul web.
    Tuttavia, non possiamo esimerci dal fare alcune considerazioni, seppur scomode dato il soggetto in questione, su certe reazioni della stampa di fronte alla richiesta di lasciti da parte di Radio Maria.
    La Repubblica, contattata da Marco, lo scandalizzato figlio di Adele, l’anziana che stava compilando il testamento a favore dell’emittente, s’indigna di fronte alle sette domande contenute nella lettera. Marco dice di non aver mai sfiorato il discorso del testamento con la madre, per delicatezza, per non ricordarle la sua morte. E si permette di farlo Radio Maria, per sottrargli l’eredità e raggirare la vecchia madre!!
    Ora, credo che noi dobbiamo intervenire su questo argomento, e approfittarne per ribadire alcune nostre convinzioni:

    1. Chiedere ai propri sostenitori un lascito non è un fatto scandaloso, come invece è stato presentato dai media. Molte organizzazioni non profit lo fanno, è prassi comune nei paesi anglosassoni. Diciamolo forte.
    2. C’è, nell’approccio di Radio Maria al tema del testamento, un problema etico (purtroppo non ho trovato la lettera nella sua integrità). Ma la mancanza di etica non sta nell’aver chiesto lasciti, ma nell’aver usato una formulazione manipolatoria. La lettera chiede: “Sai che ai tuoi cari rimarrà comunque una quota? (il che presuppone che tutto il resto, tranne la legittima, sia da destinarsi a Radio Maria, senza indagare sulla volontà del testatore); oppure: “Quali motivi ti trattengono ancora dal devolvere parte della tua eredità a Radio Maria?” (frase che ha un sapore di pressione davvero sgradevole). Inoltre, non trovo etico che, pur facendo una campagna sui testamenti, non una riga sia presente a tal proposito sul sito di Radio Maria, neppure alla voce “sostienici”.
    3. Infine, da non dimenticare. Quello che rende difficile le campagne sui testamenti è la mentalità dominante riguardo la morte, secondo la quale parlare a qualcuno di un’epoca in cui non ci sarà più è considerato un gesto aggressivo. E’ così che ha vissuto Marco la lettera del prete, ma anche i giornalisti che hanno scritto su questo tema.
    Abbiamo bisogno di molto tatto, di un’etica impeccabile, ma anche di una cultura più aperta sui temi del morire.

    • Cara Marina, grazie per il tuo contributo, ormai il confronto si allarga anche su alri blog (vedi quello di Stefano Malfatti), su FB e su Google+. Ho sempre sostenuto e sostengo che il nonprofit, fra i tanti meriti, ha anche quello di avere dato un forte impulso a quella che ritengo una scelta di responsabilità, verso se stessi e verso i propri cari. Credo che il trend in crescita di lasciti, legati e donazioni che registriamo soprattutto in questi ultimi anni sia da ascrivere anche alla capacità di informazione, sensibilizzazione, educazione esercitata da molte associazioni, grandi e piccole, tutte importanti. In una campagna di questa natura bisonga tenere conto di molti aspetti, che ho cercato di sintetizzare, molti dei quali hai indicato anche tu. Uno su tutti: il coinvolgimento di dirigenza e dipendenti, per rendere nota e motivata la campagna. Anche per questa ragione ritengo inspiegabile la scelta del direttore di Radio Maria, Livio Fanzaga, di addossare all’amministrazione la responsabilità della campagna, con tutte le sue luci ed ombre, come se ne fosse ignaro, pur avendola firmata lui. Grazie.

  3. Carissimo Beppe,
    innanzitutto grazie perché mantieni vivo il dibattito nel nostro settore e lo fai sempre in modo rispettoso e professionale, motivo per cui ti stimo molto.
    Personalmente non mi vorrei soffermare sulla questione di strategia, già affrontata da te e da altri e che ha animato un dibattito costruttivo sul tema, offrendo spunti di riflessione importanti. Ci terrei piuttosto ad entrare nel merito dei contenuti dell’articolo, avendo io ben noti i materiali in questione.
    1. Il titolo in prima pagina di Repubblica riporta un virgolettato (si dovrebbe quindi presumere una citazione letterale del testo di Associazione Radio Maria): “Lasciateci i vostri beni” .
    • Radio Maria non ha mai scritto nulla del genere. Anzi, nella lettera si parla in modo impersonale, non si chiede mai in modo diretto. Ti riporto il passaggio in cui si parla dei lasciti: “Colgo quindi l’occasione per renderti partecipe di un’iniziativa che ci sta molto a cuore, ovvero l’opportunità di aiutare il progetto Radio Maria anche attraverso i lasciti testamentari.
    Facendo testamento, infatti, ognuno di noi può predisporre che una parte dei propri beni vada destinata a Radio Maria, sempre e solo nel rispetto della legge che disciplina le successioni. “.
    2. A pagina 23, sempre nel titolo, Repubblica riporta un altro virgolettato: “Fate testamento per noi”.
    • Radio Maria non lo ha mai scritto.
    3. Repubblica online riporta il terzo virgolettato: “Fate testamento in favore dell’emittente”.
    • Inutile ripetere: Radio Maria non ha scritto nemmeno questo.
    4. Nel sommario (il “sottotitolo”) Repubblica riporta la testimonianza del figlio di Adele: “Mia madre di 92 anni stava firmando”.
    • Firmando cosa? Non era richiesta alcuna firma: né nel questionario, né nella lettera. Questo punto è molto insidioso infatti sia una tua commentatrice sia Il Sole 24 Ore hanno pensato che la donna stesse firmando il testamento.
    5. Nello strillo (credo si chiami così) Repubblica scrive: “Danno consulenza a domicilio: chissà quanti accettano in cambio di un po’ di compagnia”. E ancora, nel testo: “Adele li aveva compilati meticolosamente, chissà quanto tempo aveva impiegato a leggere tutte le domande, aveva messo la sua firma in fondo. Aveva scritto tutti i suoi dati e indicato che sì, avrebbe parlato volentieri con un gentile operatore per capire meglio come fare quel lascito, il testamento olografo o come si chiama. Che le telefonasse pure, la persona di Radio Maria, per prendere appuntamento”.
    • Ripeto: non è richiesta alcuna firma
    • Nel mailing non si fa mai riferimento alle visite a domicilio né ad appuntamenti: Radio Maria ha offerto la possibilità al donatore di essere contattato per avere maggiori informazioni o per approfondire il tema, ma non per fissare un appuntamento, né per compilare il testamento.
    6. Repubblica dice che il punto 2 del questionario è: “Non danneggi i tuoi familiari, non temere, a loro spetterà comunque una quota”.
    • Nel questionario, la domanda viene posta così: “Fare testamento a favore di un’Associazione come Radio Maria non danneggia i famigliari in quanto la Legge italiana tutela sempre i parenti più prossimi riservando loro una quota dell’eredità. Ne eri a conoscenza?”. A me sembra un approccio ben diverso, che fa riferimento alla possibilità di lasciare alle Associazioni in generale, tra cui RM e non ci trovo niente di “manipolatorio”(benché si possa condividere o meno la domanda in questione).
    7. Anche le altre domande sono state tutte “interpretate” e mai citate, comunque le tralascio e vado avanti. Repubblica: “Chissà quanti vecchi inviano la busta e poi sono raggiunti dalla persona che li aiuta a fare testamento in loro favore”.
    • Sottolineo chi invia la busta con il questionario non viene raggiunto da nessuno: al massimo da una telefonata informativa SOLO nel caso in cui lo abbia richiesto rispondendo SÌ alla “famosa domanda 7”, ovvero:“Vorresti essere contattato/a in futuro telefonicamente da una persona di Radio Maria per approfondire l’argomento? Sì No”. Come si vede non vi è alcun riferimento alla visita a domicilio, ma a una telefonata di approfondimento.
    8. Repubblica: “Ma che inviare un questionario così alle persone molto anziane gli fa pensare a una specie di circonvenzione d’incapace soave. (…). E chissà se è un problema suo, che a sua madre di quando sarà morta non gli voleva parlare, o se è un problema loro, che vanno a bussare ai vecchi per chiedergli i soldi che hanno messo da parte alle Poste o nel barattolo in cucina. Se poi c’è qualcosa di più, da donare, tanto meglio. Gliene sarà resa gloria nel regno dei cieli.”
    • Nella lettera viene indicata la finalità dei lasciti, che è quella di sostenere la missione di Radio Maria nel mondo: non si fa alcun riferimento al regno dei cieli e tantomeno a delle ricompense postume.

    Veniamo all’articolo del Sole 24 Ore:
    1. Il Sole nel titolo scrive: “E Radio Maria chiede agli ascoltatori: fate testamento per noi “.
    • Radio Maria ha inviato la lettera ai donatori attivi – non agli ascoltatori (sebbene molti ovviamente coincidano) – né ha fatto una campagna di acquisizione (come ho letto che è stata interpretata). Inoltre – ripetiamolo – non ha mai scritto “Fate testamento per noi”.
    2. Il “Sole 24 ore” scrive: “L’uomo aveva trovato la madre, 92enne, intenta a compilare un documento a tutti gli effetti, olografato, da compilare in sette passaggi.”.
    • Innanzitutto sarebbe interessante sapere cosa sia un documento olografato (semmai olografo). Forse intende il testamento olografo?
    Anche se così fosse, resta che la Signora 92 enne stava compilando un questionario, non un testamento. L’errore nasce certamente dal sottotitolo di Repubblica “Mia madre di 92 anni stava firmando” e dal fatto che la giornalista del Sole ignora totalmente il tema.
    Come anticipato, non era mia intenzione entrare nel merito della decisione che sta a monte della scelta di realizzare un mailing lasciti sui sostenitori , ma evidenziare il fatto che lettera e questionario sono stati oggetto di una revisione (posso dire manipolazione?) da parte de “La Repubblica”.

    Se la giornalista riteneva di avere gli elementi per un’accusa di “circonvenzione d’ incapace” , mi chiedo perché sia dovuta ricorrere a dei virgolettati inesistenti, al riferimento a una visita a domicilio di cui non si parla mai, o, ancora, ad una firma che non è mai stata richiesta ai sostenitori.
    Chiedo scusa per la lunghezza del testo e ti ringrazio.
    Un saluto carissimo
    Francesca
    PS: Io credo che il rispetto per le persone e le loro idee sia fondamentale e leggere frasi del tipo “realtà quali Radio Maria, campionario di fanatismo e gretta ignoranza” sia un’offesa per chi ascolta la radio. Io non ascolto Radio Maria ma sono felice di essere ignorante.

    • Cara Francesca, grazie per il tuo dettagliato contributo che apprezzo per la chiarezza e la pacatezza che da sempre ti appartengono. Cercare di riportare esattamente i termini della questione è utile, oltre che doveroso, e aiuta tutti noi a distinguere tra realtà, giudizi sinceri e strumentalizzazioni. Troppo spesso siamo fuorviati da mezze verità o, peggio, da informazioni distorte che pregiudicano le nostre valutazioni. Fermo restando che, come ho già ribadito, Radio Maria, come del resto Radio Popolare per rimanere nel campo delle emittenti private, ha il diritto/dovere di autofinanziarsi attraverso il fundraising, comprendendovi anche le campagne lasciti legati e donazioni, resto tuttavia dell’idea che la strategia adottata in questo caso sia stata inopportuna. A maggior ragione trattandosi di una emittente privata che fa leva sul credo religioso di persone talvolta molto anziane, che beneficiano del suo ascolto per molte ore della giornata, con forte coinvolgimento spirituale. Mi conosci da molto tempo e sai quanto io sia laico. Tuttavia rispetto profondamente il sentimento religioso delle tantissime persone che ascoltano quotidianamente Radio Maria. Pensando in particolare a loro, avrei apprezzato maggiormente una trasmissione dedicata all’argomento con vari interventi e testimonianze, con taglio divulgativo e informativo, per esempio sul lancio del recente portale dedicato Testamentosolidale.org o, più semplicemente, sulla descrizione dei tanti interventi e progetti, ricerca scientifica compresa, resi possibili dalla generosità di tante persone. A mio modesto avviso, questo sarebbe stato un modo indiretto e più appropriato, un autentico servizio pubblico (senza alcun riferimento alla trasmissione di Michele Santoro), con positive ricadute anche su Radio Maria. Finisco qui, per evitare di essere eccessivamente prolisso, sperando di avere chiarito ulteriormente il mio pensiero e le mie valutazioni sull’argomento e di avere stimolato altri interventi, anche critici. Un caro saluto, Beppe


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