Pubblicato da: Beppe Cacòpardo | 21 giugno 2013

DONAZIONI: A QUANDO LA RIPRESA?

La buona notizia: le donazioni riprenderanno.

Quella cattiva: solo nel 2018. In Italia? No, negli USA.

A darci l’informazione è Gabriella Meroni http://www.vita.it/non-profit/bandi-fundraising/donazioni-sar-vera-ripresa-solo-nel-2018.html , ripresa da http://givinginstitute.org/

“2018: questo è l’anno da segnare in agenda, secondo i guru del Giving Institute americano, perché soltanto allora le donazioni negli USA torneranno ai livelli pre-crisi, cioè queli del 2007…”

Prima considerazione: è tempo che anche in Italia si dia vita ad un osservatorio o, meglio ancora, ad un centro studi, dotato delle necessarie risorse umane ed economico finanziarie che produca dati che ci mettano in condizione di operare meglio, usufruendo di analisi e previsioni attendibili sul trend di crescita o decrescita del settore, nella sua dimensione globale e settoriale; nonché sull’andamento della raccolta fondi e delle più diffuse metodologie e tecniche in uso.

Lo sforzo prodotto in questi anni dall’Istituto Italiano Donazione con le sue indagini semestrali è certamente lodevole ed apprezzabile, ma non sufficiente a colmare un tale vuoto.

Seconda considerazione: come affrontare le attuali difficoltà, credo innegabili anche da parte dei più ottimisti, sia sul piano generale, sia sul piano dell’attività concreta e quotidiana.

Sul piano generale: la costituzione del’Intergruppo Parlamentare sul Terzo Settore è un fatto importante, a condizione che, raccogliendo le istanze del settore, sappia trasformarle rapidamente in proposte concrete da sottoporre al Parlamento perché legiferi altrettanto rapidamente.

L’ampio numero di parlamentari che hanno aderito all’intergruppo, circa 150, da una lato testimonia un elevato interesse verso il settore, dall’altro evidenzia il rischio di “elefantiasi” che spero non si traduca in scarsa efficacia. Ammesso che il governo, se non addirittura la legislatura, duri per un tempo sufficiente, mi sembrano condivisibili i quattro temi su cui l’intergruppo lavorerà da qui a fine anno (tratto da VITA n. 6 – giugno 2013, pagina 37):

  1. Stabilizzazione del 5 per mille: diventato ormai il 4 per mille o forse il 3 per mille, visto lo scippo perpetrato nel biennio 2010/2011 che ammonta complessivamente ad oltre 170 milioni di euro: 92 nel 2011, 80 nel 2010;

  2. Stop all’aumento dell’IVA per le cooperative sociali: portata dal 4% al 10% dall’ultima legge di stabilità del governo Monti;

  3. Esenzione Imu per le Onlus: in caso contrario vi sarebbero pesanti riflessi su attività di forte impatto sociale;

  4. Nuovo sevizio civile: che in moltissimi auspichiamo obbligatorio, quale scuola formativa di vita per i giovani e quale indispensabile supporto al settore, anche in termini di rinnovamento.

Sul piano dell’attività concreta e quotidiana:

  1. Formazione e aggiornamento costante ad ogni livello: è la condizione indispensabile per governare i rapidi cambiamenti e le evoluzioni in atto, per esempio, nel campo delle nuove tecnologie e delle tecniche di comunicazione.

    Ma la buona formazione è tale se non si ferma alle tecnicalità e affronta in premessa nodi fondamentali, quali:

    – come coniugare valori irrinunciabili e approccio manageriale;

    – come sviluppare una governance efficace;

    – come affrontare la questione dell’autofinanziamento della “impresa sociale” e della sostenibilità dei suoi progetti, mettendo al centro lo sviluppo di una efficace strategia di fundraising, integrata all’attività istituzionale;

    – come strutturarsi per avviare, consolidare e sviluppare la strategia di fundraising, destinando ad essa un adeguato budget di investimento, seppur limitato e compatibile con le risorse umane ed economico finanziarie di ciascuna realtà;

    – come garantire trasparenza e come misurare l’impatto sociale della propria azione sui beneficiari diretti e sulla comunità.

  2. Imparare a comunicare: vanno superate le antiche reticenze legate alla concezione del dono inteso come atto tacito e unilaterale. Se comunicato, il dono serve da esempio e produce emulazione, rafforzando quella propensione a donare volontariato, denaro, beni servizi e condivisione di conoscenze, tutti elementi che accrescono relazioni, scambio e ricchezza, tangibile e intangibile.

  3. Diversificare e integrare: il fundraising, ai nostri giorni e in prospettiva, è una strategia complessa e molto articolata, che necessita di forti professionalità, competenze e capacità di programmazione e pianificazione, senza lasciare nulla al caso.

    Chi, come me, opera da anni nel settore sa che molti passi avanti sono stati fatti nella direzione indicata. Resta tuttavia molto lavoro da compiere per far progredire l’insieme del Terzo Settore, chiamato ad assumere un ruolo fondamentale nella ridefinizione del welfare, così come lo abbiamo fin qui conosciuto. La perdurante crisi economica, i consistenti e ripetuti tagli della spesa sociale e sanitaria ne hanno semplicemente accelerato il ridimensionamento. Ma il passaggio da welfare state a welfare civile è in atto da anni, da quando cioè si è alzata notevolmente la soglia dei bisogni sociali, cui anche lo Stato più efficiente (e purtroppo non è il caso dell’Italia) è in grado di soddisfare del tutto. A maggior ragione, a fronte della diminuzione delle risorse complessive dedicate.

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Responses

  1. daccordo con te carissimo Beppe


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