Pubblicato da: Beppe Cacòpardo | 7 luglio 2013

5 PER MILLE: CONQUISTA DA DIFENDERE

Una, dieci, cento, mille, un milione di firme per la stabilizzazione del 5×1000, contro lo scippo di 172 milioni nel biennio 2010 /2011.

Subito dopo aver deciso di dare il mio modesto contributo alla diffusione della campagna lanciata nei giorni scorsi da VITA, rileggendo qualche articolo e qualche inserto dell’allora settimanale, mi sono imbattuto nello speciale del 2 maggio 2008. Ttitolo: “IL FISCO CHE PIACE” – Firma: Gabriella Meroni – Occhiello: “Piace ai contribuenti. Ma non all’apparato e a tanta politica. Che in questi anni sul 5 per mille ne ha combinate di tutti i colori…” Nè Gabriella né noi potevamo immaginare che il peggio doveva ancora arrivare.

Se con le nostre firme non riusciremo ad ottenere la restituzione dei 172 milioni di euro sottratti nel biennio 2010/2011, sono convinto che, quanto più saranno, tanto più serviranno come strumento di consenso e di pressione perché il Parlamento approvi in tempi rapidi la proposta di legge per la stabilizzazione del 5 per mille, il cui punto più qualificante è l’eliminazione del tetto massimo di spesa. Il che restituirà un po’ di fiducia agli oltre 16 milioni di cittadini contribuenti che ogni anno scelgono la propria associazione beneficiaria, in ossequio al principio di sussidiarietà riconosciuto dalla nostra Costituzione.

So bene che la proposta di Luigi Bobba, cui hanno aderito numerosi parlamentari di vari schieramenti, solleva anche qualche critica (Carlo Mazzini http://www.quinonprofit.it/?p=4128 ), tuttavia, a mio modo di vedere, essa consente di mettere un punto fermo, dopo nove anni di instabilità http://www.vita.it/non-profit/5×1000/5-per-mille-la-legge-per-la-stabilizzazione.html

Voglio infine ricordare che il 5 per mille, oltre a costituire una delle principali fonti di entrata per molte realtà, rappresenta ormai una consolidata occasione di promozione per molte organizzazioni abilitate, uno stimolo in più per fare comunicazione soprattutto nei confronti dei propri sostenitori, nel quadro di una organica attività di fundraising. Il che non è poco.

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