Pubblicato da: Beppe Cacòpardo | 18 febbraio 2014

ASSOCIAZIONISMO E DECISORI PUBBLICI

Intervista rilasciata alla Dr. Maria Cristina Antonucci, Docente in Associazionismo e Rappresentanza del Terzo Settore presso Dip. di Scienze della Formazione – ROMA TRE. Sarà pubblicata nel volume “Associazionismo e rappresentanza degli interessi del Terzo Settore” in uscita a maggio 2014 con La Nuova Scientifica (seconda parte: Il dialogo con i decisori pubblici).

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D:  Con quali decisori pubblici nazionali è importante che i soggetti del Terzo Settore stabiliscano un dialogo istituzionale?

R:  Con tutti e a tutti i livelli. In Parlamento si è costituito l’Intergruppo per il Terzo Settore che conta oltre 100 adesioni. Vi sono rappresentate tutte le forze politiche, solo la Lega Nord credo non abbia aderito. Ad animarlo sono cinque parlamentari: Paolo Beni, Filippo Fossati, Edo Patriarca, Andrea Olivero e Bruno Molea.

Già nella scorsa legislatura l’Intergruppo sulla sussidiarietà ha giocato un ruolo, a mio parere, largamente insufficiente rispetto alle attese. Erano e sono altre le questioni che erroneamente la politica ritiene più importanti ed urgenti. Considero questa una grave miopia della politica, una delle tante. Come me, molti altri ritengono che una delle possibili vie di uscita dalla crisi sia legata al concetto di sviluppo sostenibile, in tutte le sue implicazioni.

La maggiore attenzione al privato sociale sarebbe determinante, in quanto capace di generare e formare capitale umano, servizi, ricadute positive sulla società, ottimizzando i costi, producendo ricchezza e sviluppo sostenibile.

Il settore è e deve essere al centro di un processo virtuoso di ridefinizione del welfare, di contrasto ad una pericolosa deriva neo liberista già in atto, nel campo della sanità, dell’assistenza, dell’istruzione.

Da questo punto di vista, la legge sull’impresa sociale n. 118 del giugno 2005, resa attuativa dal d.lgs 24 marzo 2006, n. 155, deve essere ampiamente modificata. Il dibattito è aperto.

Personalmente, considero fondamentale che il donatore possa restare tale, avendo tuttavia la possibilità di diventare investitore sociale, con un ritorno in termini di garanzia del capitale investito e di interessi maturati. Penso ovviamente a investimenti non a rischio. E’ questa una delle prospettive virtuose, da incentivare. Banca Prossima, con il suo Terzo Valore, già si posiziona in questo senso. Così come UBI Banca che, con i social bond, mette a disposizione consistenti risorse devolute dagli investitori a progetti di interesse sociale e bene comune.

 

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Responses

  1. Buongiorno Beppe e grazie per l’aggiornamento sul blog. Lo metto subito su twitter. Un saluto cordiale e un buon pomeriggio, Cristina

    Fundraising per

    • Grazie a te, ho ricevuto un sacco di tweet. Hai visto le modifiche in Senato alla legge sul finanziamento pubblico ai partiti? Aggiornerò a breve quella parte dell’intervista.


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