Pubblicato da: Beppe Cacòpardo | 10 marzo 2014

FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI

Intervista rilasciata alla Dr. Maria Cristina Antonucci, Docente in Associazionismo e Rappresentanza del Terzo Settore presso Dip. di Scienze della Formazione – ROMA TRE. Sarà pubblicata nel volume “Associazionismo e rappresentanza degli interessi del Terzo Settore” in uscita a maggio 2014 con La Nuova Scientifica (Quarta parte: Finanziamento pubblico ai partiti).

L’ innovazione legislativa del finanziamento pubblico ai partiti politici con il conferimento del 2 per mille tramite il sistema delle dichiarazioni dei redditi si pone potenzialmente in conflitto con la principale modalità di finanziamento del Terzo Settore tramite il 5 per mille, anche grazie ad un regime di sgravi agevolato. Come valuta la questione? Ritiene forse che sia mancata una capacità di attivazione del Terzo Settore nei confronti dei soggetti decisionali pubblici al fine di garantire un maggiore spazio a questo tradizionale canale di finanziamento del privato sociale?

R: Il 2 per mille fa parte di un pacchetto per il finanziamento ai partiti. Il 20 febbraio, la Camera ha convertito in legge il decreto del governo Letta sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che sancisce una inaccettabile disparità di trattamento fiscale tra donazioni ai partiti politici e al nonprofit.

A partire dal 2014 si potrà detrarre dalle imposte sul reddito una quota pari al 26% delle donazioni in denaro versate ai partiti (va ricordato che in precedenza era il 37%), per importi compresi fra 30 euro e 30 mila euro annui. La stessa percentuale di cui godono le Associazioni. Peccato che per queste ultime il tetto massimo sia ben più basso: non 30 mila euro annui garantiti ai partiti, ma 2.065,85 euro.

Il che significa parità di sconto fiscale per donazioni fino a 2.065,85 euro annui, per l’equivalente di circa 530 euro di riduzione di imposta. Totale disparità quando in gioco ci siano importi maggiori: donando 30 mila euro ad un partito lo sconto fiscale ammonterà a 7.800 euro; donando gli stessi 30 mila euro ad una o più associazioni il vantaggio fiscale sarà limitato a 537,12 euro. Più di quattordici volte di meno.

La questione vera è come reagire. Al lamento preferisco l’azione, ad una battaglia di retroguardia che chieda la riduzione dei vantaggi ai partiti, preferisco un approccio di attacco che, partendo dalla ingiusta sperequazione, si mobilita per chiedere la giusta perequazione, allo scopo di favorire in particolare grandi donazioni a vantaggio di Buone Cause e progetti a forte impatto sociale.

Merita inoltre maggiore attenzione la questione messa un po’ in sordina circa gli SMS legati al finanziamento ai partiti politici. Vedo un ulteriore e pericoloso fattore di concorrenza con gli SMS solidali, per finalità sociali e umanitarie.

Un’agenzia di comunicazione di Roma ha provocatoriamente lanciato sul web la campagna #diventapartito riscuotendo un certo successo. Campagna positiva, stimolante, ma non sufficiente.

Occorre una rappresentanza forte, che si faccia carico di portare avanti la battaglia. Sarebbe una iattura procedere in ordine sparso, come spesso è accaduto in passato. Attori importanti quali Integruppo parlamentare, VITA, Forum del Terzo Settore, Forum SAD, ASSIF, Associazione delle Ong ed altri ancora, devono fare rete e sviluppare un’azione comune e coordinata. Chissà che non diventi l’occasione per creare le basi per una più solida e duratura rappresentanza di interessi del settore, che il larga misura coincidono con quelli del Paese.

Il 2 per mille ai partiti politici non va assunto come elemento di contrapposizione con il 5 per mille, tanto apprezzato dai contribuenti. Le priorità che lo riguardano si chiamano stabilizzazione, eliminazione del tetto, versamento degli effettivi importi destinati dai contribuenti attraverso le loro scelte nelle dichiarazioni annuali dei redditi. Va sottolineato che alle associazioni che ne hanno i requisiti, nel biennio 2010/2011 lo Stato ha sottratto ben 172 milioni di euro, frutto delle scelte dei cittadini sul 5 per mille.

Sottrarre risorse al Terzo Settore significa penalizzare i suoi progetti e i suoi beneficiari, le fasce più svantaggiate della popolazione.

La questione dell’auto-finanziamento, della sostenibilità dei progetti delle organizzazioni nonprofit è legata non solo al 5 per mille che, di fatto, favorisce le grandi associazioni in grado di investire in promozione più di quanto, in proporzione, non investano quelle minori. Queste ultime sono chiamate ad operare un salto di qualità nella loro capacità e, soprattutto, volontà di comunicare, sfruttando meglio l’opportunità che il 5 per mille offre loro.

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Responses

  1. Caro Beppe, ti volevo ringraziare ancora per il buon panino e l’ancora migliore compagnia. L’intervista con Marco Pietripaoli è stata davvero molto valida. Si vede che siete amici, molti temi proposti hanno ricevuto risposte molto vicine. Verifico se si può fare qualcosa insieme anche con Nino. Un caro saluto e ancora grazie, Cristina

    Inviato da iPad

    >

    • Con Marco stiamo lavorando molto bene, nonostante varie difficoltà di percorso sul progetto VOCE che spero stiano per finire. La prossima settimana esco con la quinta e ultima parte dell’intervista, alla vigilia del corso di Bertinoro “Principi e tenciche di Fundraising”. A presto, Beppe


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