Pubblicato da: Beppe Cacòpardo | 23 dicembre 2015

RESTIAMO UMANI

Natale 2015

Oggi che segnali di razzismo li abbiamo in casa nostra; oggi che in Europa si erigono barriere di filo spinato contro chi fugge da guerre, persecuzioni e fame; oggi che il governo della civilissima Danimarca sta per presentare in parlamento una proposta di legge per espropriare i profughi dei pochi beni che portano con sè in cambio di un posto in un centro di accoglienza e dell’assistenza sanitaria, torna alla mente il ricordo e il pensiero di Vittorio Arrigoni: Restiamo umani.

Per fortuna, in Italia e in Europa, tante persone restano umane, tanti volontari e organizzazioni la pensano diversamente e, soprattutto, agiscono diversamente.

A loro e a tutti voi, dedico la poesia di Warsan Shire, una giovane donna somala che, a soli 27 anni, ci regala l’umanità e la saggezza di cui abbiamo tanto bisogno.

Ve la propongo nella traduzione di Paola Splendore.

Casa

Nessuno lascia casa a meno che
la casa non sia la bocca di uno squalo
scappi al confine solo quando
vedi tutti gli altri scappare
i tuoi vicini corrono più veloci di te
il fiato insanguinato in gola
il ragazzo con cui sei andata a scuola
che ti baciava follemente
dietro la fabbrica di lattine
tiene in mano una pistola
più grande del suo corpo
lasci la casa solo quando
la casa non ti lascia più stare.

Nessuno lascia la casa a meno che la casa non ti cacci fuoco sotto i piedi
sangue caldo in pancia
qualcosa che non avresti mai pensato di fare
finché la falce non ti ha segnato
il collo di minacce
e anche allora continui
a mormorare l’inno nazionale
a mezza bocca
solo quando hai strappato il passaporto
nei bagni di un aeroporto
singhiozzando a ogni boccone di carta
ti sei resa conto che non saresti più tornata.

Devi capire che nessuno
mette i figli su una barca
a meno che l’acqua
non sia più sicura della terra

nessuno si brucia i palmi
sotto i treni
sotto le carrozze
nessuno passa giorni e notti
nel ventre di un camion
nutrendosi di carta di giornale
a meno che le miglia percorse
non siano più di un semplice viaggio
nessuno striscia sotto i reticolati
nessuno vuole essere picchiato
compatito
nessuno sceglie campi di rifugiati
o perquisizioni a nudo che ti lasciano
il corpo dolorante
né la prigione
perché la prigione è più sicura
di una città che brucia
e un secondino
nella notte
è meglio di un camion pieno
di uomini che assomigliano a tuo padre
nessuno ce la può fare
nessuno può sopportarlo
nessuna pelle può essere tanto resistente.

Andatevene a casa neri
rifugiati
sporchi immigrati
richiedenti asilo
che prosciugano il nostro paese
negri con le mani tese
e odori sconosciuti
selvaggi
hanno distrutto il loro paese e ora vogliono
distruggere il nostro
come fate a scrollarvi di dosso
le parole
gli sguardi malevoli
forse perché il colpo è meno forte
di un arto strappato
o le parole sono meno dure
di quattordici uomini
tra le cosce
perché gli insulti sono più facili
da mandare giù
delle macerie
delle ossa
del corpo di tuo figlio
fatto a pezzi.

Voglio tornare a casa,
ma casa mia è la bocca di uno squalo
casa mia è la canna di un fucile
e nessuno lascerebbe la casa
a meno che non sia la casa
a spingerti verso il mare
a meno che non sia la casa a dirti
di affrettare il passo
lasciarti dietro i vestiti
strisciare nel deserto
attraversare gli oceani
annega
salvati
fai la fame
chiedi l’elemosina
dimentica l’orgolio
è più importante che tu sopravviva

nessuno se ne va via da casa finché la casa è una voce soffocante
che gli mormora all’orecchio
vattene
scappa lontano adesso
non so più quello che sono
so solo che qualsiasi altro posto
è più sicuro di qua.

 

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Responses

  1. Grazie Beppe… E Buon Natale!


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